In viaggio con William Least Heat-Moon

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[cliccate sulla foto]

Ohi Folks!
Mi sono presa un po’ di tempo per poter scrivere qualcosa di interessante e ora eccomi qui pronta per concretizzare il mio proposito.
Leggo parecchio, per piacere, certo, ma per mestiere soprattutto e ogni tanto mi domando: quanto piacere c’è nel mio leggere ora che lo faccio per mestiere?

Ebbene: il piacere viene e va. A ondate.

Dipende molto da quello che sto leggendo e le mie scelte di lettura negli ultimi anni si sono fatte via via più impegnative.
Mi è difficile trovare un libro capace di farmi viaggiare libera e sciolta ormai, ma grazie al cielo ancora succede e proprio di uno di questi vi voglio parlare: “Nikawa. Diario di bordo di una navigazione attraverso l’America” di William Least Heat-Moon (Einaudi Stile Libero).

William Least Heat-Moon mi aveva già conquistata con “Prateria. Una mappa in profondità (Einaudi, 1994) e aveva confermato la sua posizione nel mio cuore di lettrice con “Strade blu. Un viaggio dentro l’America” (Einaudi, 1988), li ho letti in quest’ordine, pertanto mi sono avvicinata a “Nikawa. Diario di bordo di una navigazione attraverso l’America” (Einaudi, 2000) con forte aspettativa e un certo timore di ricevere una delusione. Voi mi capite, vero?

Ero pronta per partire, per tuffarmi nelle 551 pagine, font 10, con in quarta di copertina queste righe:

“Il fiume leviga il mondo, stacca le cose solide e le trascina via. Per lui i nostri giorni non sono altro che polline di pioppo. Alla gente importa essere in gamba, avere talento. Al fiume basta la continuità”.

In breve, il viaggio coast to coast di William Least Heat-Moon si è concretizzato seguendo la via d’acqua con una C-Dory (piccola barca da pesca) battezzata Nikawa (che significa “cavallina di fiume“). Da New York all’Oregon, cavalcando Hudson-Erie Canal-Allegheny-Ohio-Mississippi-Missouri-Salmon River-Snake River-Columbia River, fino all’Oceano Pacifico.
Una cosa da pazzi, vero? Eppure, pagina dopo pagina, mi sono convinta che sarebbe stato da pazzi non farlo.

In questo luglio insopportabilmente torrido e umidiccio sono partita con il Nikawa e mi sono ingarbugliata per bene, tappa dopo tappa, facendo fatica a chiudere il libro quando gli occhi mi imploravano di lasciarli riposare.


Non mi succedeva da molto molto tempo, ecco perché sono qui a scrivere questo post con il mio spassionato consiglio di lettura estivo.

Lasciate da parte i morti e i serial killers, lasciate stare il finto sesso e il finto romanticismo, lasciate stare tutto. Partite con il Nikawa e godetevi il viaggio. Non ci saranno colpi di scena da infarto, non ci saranno risposte ai grandi quesiti della vita, non ci sarà sangue, né sesso e neppure rock’n’roll, ma ci sarà acqua (tanta o poca, non sempre buona, sempre imprevedibile e sovrana) e pezzettini d’America che vi verranno incontro. Capirete un po’ di più e i vostri occhi vedranno quel verde e quel rosso, quell’azzurro e quel nero, quel marrone e quel bianco che possono essere dolci o amari a seconda dell’umore (vostro e del tempo).

Partite e lasciatevi a casa tutto. Andate e basta. Vi assicuro che quando il viaggio finirà (a pagina 551) vi sentirete un po’ diversi, un po’ pazzi, un po’ innamorati della vita. Qualsiasi vita voi abbiate.

PS: ho lasciato tra le pagine nove segnalibri. Non aggiungo altro.

b-

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