HAIKU e INVETTIVA: cosa chiedere di più?

neverland 1Ohi, Folks!

Alle grandi responsabilità fan seguito le pietre, lo sappiamo. Eppure, sebbene ci sia la consapevolezza, quando le pietre arrivano ti pigliano sempre di sorpresa. Dopo anni e anni di pietre ancora oggi rimango tramortita (forse perché per quanto le possa schivare la mia agilità non può nulla sulla quantità della gettata).

Ora ve ne pubblico una. La migliore, quella che m’ha fatto ridere e mi ha intenerita. E’ una di quelle pietre che ti fan capire che quello che stai facendo conta, non per tutti, ma per qualcuno sì. A me piace quel “qualcuno” che nonostante la fatica e l’incazzatura resta per costruire, ricostruirsi, destrutturarsi e ristrutturarsi. Insomma, chi resta mi piace.

Eccola la pietra, so che capirete: “Haiku”.

Haiku_PR
 

Un Grazie a Patrizia, e a chi resta.

A presto Folks!

b-

 

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2 comments

  1. Non definirei questa lettera una pietra, se non come una di quelle che si buttano in uno stagno tranquillo, per vedere la forma dell’onda che ne scaturirà. Ma i lettori vanno proprio in cerca di questo: qualcuno che lanci una pietra nel loro stagno interiore, che possa muovere la superficie della nostra anima…e magari movimentare anche un po’ il fondale 🙂

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  2. Sai, Federico, perché l’ho chiamata pietra? Perché è una reazione. M’è venuta in testa la canzone “Se sei buono ti tirano le pietre… (ecc. ecc.) di anni fa. La reazione di una persona messa alle strette è la rivelazione. A seconda di come uno reagisce tu puoi “vedere” davvero chi è. Sto parlando di andare dietro il gesto per capire la persona.
    In questo caso Patrizia non si è arresa alla difficoltà, è partita con quella stronza di Barbara ed è finita parlando di sé, come io in realtà non le avevo chiesto di fare. Lo ha deciso lei. Ha seguito la provocazione che l’ha portata fino in fondo al pezzo facendo un giro pieno su sé stessa e poi… e poi ha deciso di consegnarmelo. Non ha mancato di coraggio tenendolo segreto, me lo ha mostrato per farselo valutare, con fiducia, affinché io capissi cosa stavo facendo su di lei.
    Queste righe sono una pietra importante per me. A volte perdo fiducia in ciò che porto testardamente avanti perché le reazioni che provoco sono forti e mi convinco di essere davvero una stronza. Poi queste pietre mi rendono il peso giusto.
    Se vuoi imparare la tecnica narrativa puoi studiarti manuali fatti a regola d’arte.
    Se vuoi fare esercizi di scrittura allora fai un corso di scrittura creativa.
    Il mio Neverland, è un aboratorio di narrazione, è una sfida. Un ribaltamento di prospettiva. Un viaggio che ha in sé rischi e trappole. E’ lecito mollare, ma è un peccato.
    Patrizia me lo ha urlato: non mollo!
    E non perché sia facile e indolore, ma perché è un’occasione.
    Lo è per lei, lo è per me. Siamo insieme, stessa barca stesso oceano stesse onde stesse tempeste stessa alba quieta in cui sperare. Uff… mi sono dilungata troppo!
    😉

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