Il Mestiere che tutti vogliono spiegare…

scrivere

 

Ohi Folks!

Ogni tanto mi vien voglia di consigliarvi dei buoni libri da leggere, mentre spesso vorrei supplicarvi di non leggere certi altri libri. Quando lo faccio non tutti la prendono bene, e mi dispiace creare motivi di polemica. In fin dei conti ognuno è libero di leggere ciò che vuole, quando vuole e come vuole, e quello che penso io non è necessariamente utile, né tantomeno importante.

Premessa, questa qui sopra, per mettere le mani avanti… infatti vi sto per sconsigliare di leggere un libro. Anzi, di più: vi sto per supplicare di cambiare il vostro punto di vista affinché questa moda del “ti spiego come funziona”, e soprattutto “spiegami come funziona”, si interrompa una volta per sempre.

Inizierò con cautela, e poi rincarerò la dose, come mio solito.

C’era una volta uno scrittore. Lo scrittore trascorreva gran parte del suo tempo a pensare, a fantasticare, immaginare, elucubrare, riflettere, sognare, creare, smantellare, ri-creare, e sì anche a scrivere le sue storie. Consegnava, quando la storia secondo lui era pronta, all’editore che valutava, soppesava, analizzava, sbranava, ricomponeva, domandava, faceva riscrivere e rivedeva ancora per poi pubblicare la storia dello scrittore. La storia poteva diventare un best-seller nell’immediato, oppure solo dopo anni, poteva vendere poco e poi vendere ancora meno e passare presto nel dimenticatoio delle storie senza lettori. Lo scrittore allora riprendeva in mano sé stesso, digerendo il fallimento o controllando l’ansia per la grande aspettativa creata dal suo lavoro precedente nel pubblico, e ricominciava daccapo.

Era bello a quel tempo, quando lo scrittore era lontano, inavvicinabile, quando non aveva un volto, ma aveva un’aura… e tu, lettore, te lo potevi immaginare bello (forse no), fiero, elegante, carismatico, intelligente, arguto e di grande cultura. Eh, sì. Era proprio bello.

Poi SBANG!

Di colpo lo scrittore diventa un personaggio. Uno da intervistare, da provocare con domande inverosimili, uno a cui si chiede di fare il suo show e da cui ci si aspetta di essere intrattenuti… come si fa con l’ospite speciale in una cena di gala. E da qui si scatena il più triste e svilente rincorrersi di brutture che mai avremmo potuto immaginare.

Signora: Come le vengono in mente le storie che scrive, Signor Manzoni?

Scrittore: Ehmmm… pensandoci.

E allora vi dico questo: spesso incontrare gli scrittori che amate leggere causa lo scoramento totale. Lo pensavi un genio, lo pensavi il migliore, ti accorgi che è un idiota, un vanesio, un irritante presuntuoso. Uno che non vorresti neanche seduto vicino a te in sala d’aspetto dal dentista, ben sapendo che potrebbe soffrire quanto te o ben più di te sotto il trapano.

Rarissimamente capita che lo scrittore che finalmente puoi avvicinare si rivela persona affabile, ben disposta, sorridente anche. E allora c’è sempre qualcuno (no, non tu, ne sono certa) che gli si avvicina per fargli una di quelle domande che ti obbligano a sferrare un pugno sul naso, te lo chiedono proprio.

 

Bene, Neil Gaiman sa rispondere da vero english gentleman… altri rispondono come possono e magari uno li prende sul serio (proprio perché loro stessi si prendono molto sul serio) e capisce male.

Capire male significa che poi si fa fatica a riconoscere il fraintendimento e a riaggiustare il tiro.

Ora, sono partita da lontano, ma arrivo al dunque subito: sto leggendo “Diario di bordo di uno scrittore” di Bjorn Larsson (Iperborea). Lo sto leggendo perché ero in biblioteca, sul tavolo c’era questo nuovo arrivo e io ho pensato fosse interessante, magari qua e là avrei potuto cogliere qualcosa che risultasse per me fonte di ispirazione.

Non ho mai letto nulla di Larsson, ma so che è uno degli scrittori più venduti. Ho comperato il suo “Il Cerchio Celtico”, ma ancora giace lì sul comodino (pila dei libri da leggere appena possibile). Quindi credo di aver sbagliato. Ho sbagliato a non leggere il suo romanzo e a fare la sua conoscenza attraverso questo diario di bordo. Ora odio Larsson. Lo detesto dal profondo del cuore, non leggerò niente di suo da qui al per sempre. Peccato.

Vi dico il perché:

1. Raccontare il Mestiere di uno Scrittore lo si fa solo se lo Scrittore è morto. Quando muori tutto di te diventa speciale, unico, irripetibile. E nessuno osa sputare su di un morto e chi non conviene con quanto scritto (magari perché lo ha conosciuto quand’era in vita e può testimoniare che quel tipo era solo una gran testa di cavolo) resta voce in mezzo al mare. Non importa, i detrattori sprecano il fiato. Il morto vince.

2. Racconti una storia, sei uno che lo fa di mestiere, pertanto DEVI fare in modo che sia speciale. Altrimenti non raccontarla, non serve a nulla. Se vuoi farci capire quanto sei qualificato pubblica il tuo curriculum vitae, è più veloce da leggere e magari lascia qui e là quei vuoti strategici che creano la giusta suspence.

3. Uno Scrittore che ha i suoi segreti di scrittura NON TE LI VIENE A RACCONTARE. Non solo: NON LI SCRIVE PER RENDERLI PUBBLICI. Non lo fa e basta. La paura che l’incantesimo si possa spezzare è troppo grande… perché è un’alchimia delicata, perché è questione di sacralità, di spazi e silenzi e vuoti e sospensioni di cui non si parla, di cui non serve neppure sapere nulla.

E poi… da dove viene l’idea geniale per scrivere la storia che vende uno sproposito? Chi lo sa alzi la mano. Voglio andarci in pellegrinaggio.

Una persona decisamente in gamba quand’ero piccola mi disse: “Fare le domande è la cosa più difficile del mondo”. Intendeva le domande intelligenti, quelle che meritano la ricerca di una risposta all’altezza, ovviamente, e io a quel tempo non capii perfettamente (ero piccola), ma ora capisco. Perfettamente.

Concludo o perdo in lucidità.

Bjorn Larsson mentre racconta di sé e di come ha scritto i suoi romanzi procede con una serie impressionante di piccole e costanti docce di autocompiacimento. Ti spiega come gli è venuta l’idea per una storia o per l’altra e ti toglie qualsiasi voglia di andartele a leggere. Non solo: a volte speri che il suo tono fintamente modesto sia una presa di coscienza sincera, ma non è così. Non gli riesce proprio.

Ovvio che non è nel pacchetto all-inclusive (autore-storia-successo) che uno scrittore letto ovunque e apprezzato ovunque sia dotato di quei tratti umani che lo rendono anche una persona bella con cui parlare, lo so. Ma perché devo leggermi un libro di 146 pagine cercando di non cedere alla tentazione di dargli fuoco solo perché lo devo restituire alla biblioteca intonso?

Sono a pagina 127. Mi fermerò qui. Senza sensi di colpa (evviva Pennac!).

Prometto che presto vi consiglierò dei buoni libri, ma non leggetevi questo, credetemi è davvero avvilente… piuttosto buttatevi sulle 150 sfumature, almeno vi fate due risate (non avrei mai pensato di poter affermare un’oscenità del genere, santissimopadre!).

Alla prossima Folks!

b-

 

 

 

 

 

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