CAMMINARE TRA PENSIERI E PAROLE

scrivere_bene_principi

 

Ohi Folks!

Questo è un dannato periodo per me. Le feste mi rendono isterica. Sappiatelo.

Non è per confidarvi le mie paturnie che oggi scrivo qui, ma per mettervi a parte delle riflessioni che mi stanno arrovellando il cervello riguardo la mia scrittura. Siete pronti?

Quando i progetti si concludono e sto per iniziarne altri (non è mai finita, grazie al cielo) ho un breve (-issimo) periodo di transizione in cui mi posso dannare nel non-fare. Dannare, non crogiolare, perché il non-fare per me è l’inferno. Lo so, dovrei curarmi. A ogni modo questa condizione mi riporta alla scrittura. Sì, perché per me non è un dettaglio, è il centro di tutto. Il punto d’equilibrio.

Lavorando ai progetti che sto curando, ovviamente, scrivo… ma immergermi nella mia Neverland per dar forma a una delle Storie che mi stanno martellando per uscire è un’altra cosa. Parlare di questo non si può, è lo Spazio Sacro di cui un “creatore” dovrebbe prendersi cura e trattare con un certo pudore. Quindi non voglio sondare qui in pubblico quel mio spazio, ma voglio traghettare fino a voi il prologo di un libro che sto leggendo, perché gli incontri di pensieri e parole mentre stai camminando non sono mai fortuiti, mai ininfluenti. Sono incontri che obbligati per quel salto (anche piccolo) in avanti che ti viene chiesto di fare. Anche se non lo sai, se non lo potevi sapere, se non lo volevi sapere. Se non lo vuoi sapere.

Queste righe che vi riporto mi hanno fatto fare un salto (non ancora in lungo e neppure in alto), un salto di stupore. Perché incrocio spesso persone che stanno pensando di scrivere un libro, persone che stanno scrivendo un libro (sempre lo stesso da anni), persone che stanno cercando qualcuno che scriva il loro libro (è un brutto mondo, fidatevi), persone che sognano di scrivere un giorno IL libro (un’avvincente autobiografia)…

Non lo fanno. Non lo concludono. Non arrivano a nulla. Trascinano semplicemente avanti questi desideri, sogni, intenti, ambizioni, se li portano addosso, come zaini che con il tempo diventano montagne. Enormi rocce che ti rendono l’andare faticoso, lento, impossibile.

Ogni libro non scritto è una negazione.

Sbang!

Se mi avessero sbattuto la porta sul muso mi sarei fatta meno male.

Quindi in queste due settimane riprendo in mano la Storia che mi sta aspettando da troppo tempo e la concluderò. Troverò il tempo, troverò il modo, troverò l’energia, troverò la dedizione, troverò la forza e l’Anima per farlo.

Inizierò così il nuovo anno: scrivendo.

Sarò felice.

Lo auguro anche a voi, Folks, voi che fate il mio cammino o che vorreste o che desiderate o che ambite farlo.

Per chi non ci pensa neppure 🙂 ma ha un’altra ambizione, un altro sogno, altri desideri, auguro che sia questo il momento per cominciare e/o portare a termine il piano… quale piano?

Essere felici, no?

Esserlo ora.

A presto, Folks!

 

Un libro mai scritto è più di un vuoto. Accompagna l’opera che si è compiuta come un’ombra fattiva, insieme ironica e dolente. E’ una delle vite che non abbiamo potuto vivere, uno dei viaggi che non abbiamo intrapreso. La filosofia insegna che la negazione può essere determinante. E’ più del rifiuto di una possibilità. La privazione ha conseguenze che non possiamo prevedere o valutare con precisione. E’ il libro che non è stato mai scritto che avrebbe potuto fare la differenza. Che avrebbe potuto permetterci di fallire meglio.

O forse no. 

(George Steiner, Cambridge settembre 2006, “I libri che non ho scritto”)

 

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