SUL COME SCEGLIAMO UN LIBRO DA LEGGERE

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Ohi, Folks!

Lo so, non vi formalizzate troppo, questo è un saluto amichevole… non proprio corretto per forma, ma per contenuto. Ok?

Bene, oggi vi procurerò un bel po’ di fastidio perché starò qui a filosofeggiare su come  scegliamo di solito i libri da leggere. Non sarete d’accordo con me, ma non siete neppure obbligati a esserlo, quindi rilassatevi e sorbitevi questa mia teoria illuminata e illuminante (notato il tono auto-ironico, spero).

Solitamente una persona sceglie un libro in base a criteri che sono stati studiati dal marketing e che sono sacrosanti, ma di cui le Case Editrici se ne fregano altamente. Un esempio?

1. La copertine del libro. Ce ne sono alcune bellissime, altre repellenti. Le prime ti fanno venire voglia di aprire il libro e leggere subito la prima pagina, le altre cerchi di dimenticartele il più in fretta possibile (a volte non ci si riesce e si smette di leggere. Scherzo.). Gli Editori che se ne fregano vi fanno un torto, sappiatelo. Un libro è un oggetto che contiene bellezza, quindi anche la copertina deve essere all’altezza della situazione.

2. Il titolo del libro. Ce ne sono alcuni che ti chiamano e altri che ti strillano addosso. Alcuni titoli sono opportuni, pertinenti, adeguati, magari non evocativi, misteriosi, fantastici, ma adeguati. Quelli sono comunque buoni titoli, perché quando leggi una storia che non c’entra niente con il titolo lo bruceresti in piazza assieme all’autore e all’editore. Un titolo scelto dall’Editore che non tiene conto della storia o del parere dell’autore perché vuol strizzare l’occhio al gusto del pubblico dovrebbe essere punito come si deve. E’ un abuso.

3. L’incipit. Tutti ormai sanno cos’è un incipit, tutti i lettori appassionati sono in grado di stilare una propria lista dei migliori incipit della letteratura mondiale ecc. ecc. Eppure leggersi una pagina intera, e chiedersi perché hanno permesso a questo autore di pubblicare, non è un pensiero che ti permetti di avere, perché sei sicuro che dopo la prima, la seconda, la terza, la quarta pagina qualcosa cambierà e quell’autore si rivelerà bravissimo. Se così succede non è per merito dell’autore, ma perché vi siete abituati alla sua voce e faticate a essere obiettivi. Se dalla prima pagina provate repulsione, datevi retta, avete ragione, andatevene.

4. L’autore. Ci innamoriamo di un autore e tutto quello che pubblica diventa imperdibile, un’opera d’arte. Non sempre è così. Statisticamente parlando, ogni autore è in grado di sfornare un numero piuttosto limitato di capolavori, il resto è ripetizione o imitazione di se stessi. Eppure a noi non frega nulla, quando amiamo un autore  siamo suoi per sempre. E non ci piace avere torto. Neppure un po’. (A meno che non ci deluda fortemente, cosa imperdonabile che ha effetti retroattivi – brucerete ogni libro che porta la sua firma, anche se vi ha donato la vita mille volte).

5. La Casa Editrice. Questo è già un argomento più spinoso, ovvero: se valutiamo che le pubblicazione di un certo Editore abbiano un livello alto di godimento e qualità, allora siamo portati ad affidarci a lui, alla sua scelta, al suo gusto, alla sua visione. E’ un meccanismo marcio, perché spesso l’Editore vi rifila ciofeche inenarrabili tra una buona pubblicazione e l’altra facendoti capire che ancora nessuno lo sa, ma quell’autore è un genio. Voi perdete la vostra lucidità di liberi lettori e vi fate convincere. State attenti!

Questi sono soltanto alcuni dei criteri su cui si son fatti studi di mercato e affini, ma ci sono almeno un’altra dozzina di dettagli di cui poter parlare e di cui non parlerò ora. Vorrei, invece, andare all’origine. La bestia nera che dobbiamo combattere in nome della nostra libertà di scelta è una e una soltanto: L’ABITUDINE.

Il nostro criterio di scelta è legato a un’abitudine. Spesso non ci avviciniamo neppure alle storie che sembrano troppo complicate, troppo distanti da noi, troppo difficili da capire. Sono pochi i lettori che si avventurano in terre sconosciute, moltissimi quelli che si fermano a pascolare dove l’erba è più verde. Ci abituiamo a leggere un certo tipo di storie, ad ascoltare un respiro di scrittura che ci suona famigliare, ad affidarci a quegli autori che ci hanno convinto o che siamo convinti siano i migliori.

Leggere brutte storie  non dev’essere un deterrente, bensì deve aiutarci a riconoscere le storie che sono scritte bene. Prendere in mano un libro (uno consigliato da tutti) e decidere alla decima pagina che quella storia è scritta in modo pessimo e che mi toglierà tempo per leggerne una migliore e dirgli adios!  senza sensi di colpa…  è una bella libertà. Usiamola.

Leggere i libri consigliati da una classifica di vendite è… ABOMINEVOLE. Sappiatelo.

Leggere le recensioni di illustri cianciatori che manco hanno letto il libro in questione e si affidano alla quarta di copertina,  o vi rifilano un riassuntino perché ne hanno letto la stramaledetta prefazione, è STUPIDO. Vi supplico, non siate stupidi, non permettetevi di farvi guidare da questi squallidi millantatori, pagati o non pagati, che vi spingono verso letture mortificanti.

Prossimamente parlerò di recensioni, ma ora è meglio che vi lasci uno stralcio di quanto ha scritto Virginia Woolf nel suo saggio “Voltando pagina” (che vi consiglio di leggere):

“(…) nel caso dei libri nuovi è stranamente difficile capire quali siano quelli buoni e cosa vogliono dirci, e quali siano invece i libri gonfiati che finiranno al macero dopo un paio d’anni. E’ evidente che esistono molti libri in circolazione e spesso sentiamo dire che ognuno può mettersi a scrivere al giorno d’oggi. Questo può essere vero, ma indubbiamente al centro di quest’estrema volubilità, di questi continui flussi e spume di linguaggi, in mezzo a questa incontinenza, a questa volgarità e banalità brucia il fuoco di una grande passione che chiede solo d’incontrarsi per caso con una mente più dotata delle altre per trovare unaforma che durerà nei secoli. Per noi dovrebbe essere un piacere assistere a questi rivolgimenti, condurre battaglie in nome delle idee  e della visione del nostro tempo, prendere da loro ciò che può esserci utile e disfarci di ciò che non riteniamo di alcun valore, e renderci conto soprattutto che dobbiamo essere generosi con coloro che fanno del loro meglio per dar forma alle idee che hanno dentro. “

Ci sono bellissime pagine di cui vi innamorerete dentro a questo saggio di Virginia Woolf, ve lo consiglio di cuore. Credo di essermi fatta perdonare in extremis… grazie per essere passati di qui.

Alla prossima Folks!

b-

LEGGERE-TESTA_neverlandstorie
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2 comments

  1. è bellissimo quanto da te scritto Grazie. L’ho condiviso sul gruppo di lettura spero che accolgano il mio invito a parlarne di persona al prossimo incontro Un abbraccio

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