SEMPLIFICARE COMPLICA… VITA SU NEVERLAND

Buona ennesima giornata di pioggia, Folks!
Se mentre leggete questo post spunta il sole allora sappiate che a Neverland tutto è possibile.
Dopo qualche settimana di silenzio rieccomi qui per affrontare altre complicanze della scrittura e se mi accorderete la solita preziosa attenzione vedrò di non farvene pentire.

In questi anni di laboratori di narrazione ho incontrato moltissimi appassionati di Storie (non soltanto per scriverle, anche e soprattutto da leggere) e nei piccoli gruppi di lavoro che si vanno a formare di volta in volta l’atmosfera è sempre un misto di buone cose: concentrazione distesa (è possibile, ve lo assicuro), divertimento e impegno (anche questo è possibile).
La parte migliore arriva quando nasce la voglia di leggere ai colleghi i propri racconti-esercizi per ricevere un feedback che li aiuti a comprendere quanto i loro sforzi siano andati o meno a buon fine.
Affrontato questo fantasma tutto si ridimensiona, si acquista fiducia nelle proprie capacità e si riparte con più slancio.
No, non diventa più semplice, ma diventa più coinvolgente. Migliore.

Il motivo per cui in questi ultimi post ho voluto affrontare il tema “consigli e regole” ha origine proprio dal fatto che gli ostacoli e le problematiche da affrontare per arrivare alla stesura di una Storia sono per tutti gli stessi. Mano a mano che comprendi un passaggio, una dinamica, e scopri una possibilità o un limite (oggettivo o soggettivo) affondi ad un livello inferiore.
Ovvero scavi un altro metro di terra e scopri un altro pezzo del tesoro.
Il viaggio si compie passo dopo passo, scavando.

Le domande non cambiano, cambiano le risposte. Più conosci la materia (qualsiasi) e più le risposte si complicano. La grande abilità è far sì che ciò che risulta essere complicato si riesca a tradurlo in modo semplice quando lo si esplicita in una Storia.
Semplificare, lo ripeto e lo ripeterò senza stancarmi mai, non significa banalizzare, smorzare, sdrucire. Significa alleggerire il carico per far sì che il trasporto si renda agevole.
Il carico non si riduce, non si va a perdere lungo il cammino, ma viene sistemato in modo tale da risultare meno pesante.
Questo per quanto riguarda la narrazione.

Uno Scrittore per cui nutro grande rispetto è Kurt Vonnegut, il suo modo di tradurre il proprio pensiero, la propria visione, il proprio vissuto in Storie è una ricchezza dalla quale si può attingere in qualsiasi momento. Ho trovato le sue 8 regole per scrivere un buon racconto, a good short-story, e ora ci vorrei riflettere sopra con voi.
Pronti? Via!

  1. Utilizzare il tempo di un perfetto sconosciuto, affinché lui o lei non sentano che il tempo è stato sprecato.
    Significa: rispetto per il nostro lettore. Non abusare della sua pazienza (suspence infinita) e della sua attenzione (giochi allucinanti di intrecci). Fallo stare con te con piacere. Trova il modo, è tuo dovere.

  2. Dare al lettore almeno un personaggio per cui lui o lei possano tifare.
    Funziona. Affezionarsi a qualcuno te lo rende indimenticabile. Funziona nella vita reale, funziona anche in Neverland. Se mi racconti di qualcuno di cui non me ne importa niente, perché dovrei darti retta? Dammi dei buoni motivi per far sì che di quel tuo personaggio mi importi qualcosa.
     
  3. Ogni personaggio deve volere qualcosa, anche se si tratta solo di un bicchiere d’acqua.
    Desiderio che spinge all’azione. L’azione muove la Storia. Amen.
     
  4. Ogni frase deve fare una delle due cose: rivelare il carattere o far progredire l’azione.
    Sì. Niente da aggiungere.
     
  5. Arrivare alla fine il più velocemente possibile
    Se riconduciamo il consiglio al dato di fatto che per ogni Storia esiste un tempo narrativo particolare (che impone uno svolgimento più o meno veloce/lento), allora sì.
    Pavoneggiarsi con acrobazie di stile inutili innervosisce anche il lettore più paziente.
     
  6. Essere un sadico. Non importa quanto siano dolci e innocenti i vostri protagonisti, fate accadere a loro le cose più orribili, in modo che il lettore possa vedere di cosa sono fatti.
    Ok, evitiamo lo stile americano del “inizio con la fine del mondo e concludo con la fine dell’universo interstellare” perché non se ne può più. Enfatizzare è un’arma a doppio taglio, non si può fare sempre e neppure con ogni personaggio.
  7. Scrivere, per piacere, di una sola persona. Se aprite la finestra e fate l’amore col mondo, per così dire, la vostra storia prenderà la polmonite.
    E se quella persona siete voi è già un buon punto a vostro favore. Ma non basta. Non si può incontrare il gusto di tutti, ma se quello che scriviamo non piace a nessuno, neppure alla nostra mamma o al nostro cane, allora forse… un problema c’è.
     
  8. Dare ai lettori quante più informazioni possibili nel minor tempo possibile. Al diavolo la suspense. I lettori dovrebbero avere una comprensione completa di quello che sta succedendo, dove e perché, in modo da poter completare essi stessi la storia, anche se gli scarafaggi dovessero aver mangiato le ultime pagine.
    Ecco, se stiamo scrivendo un giallo, o un noir, o un thriller… eviterei di seguire questo perentorio suggerimento. Però, se il dire troppo vi porta alla valanga che travolgerà in modo rovinoso il vostro lettore, il dire poco lo farà diventare nervoso. E se la prenderà con voi evitando di comprare un’altra Storia firmata con il vostro nome. 
    Alla prossima Folks!
    (buona scrittura)
    b-  

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...