UN ELEFANTE (ALIENO) IN UNA FABBRICA DI CRISTALLI

Mi muoverò come un pachiderma lento, pesante e goffo, già lo so, dando fastidio a tutti i cristalli che stan lì belli e luccicanti e che vogliono solo essere lasciati in pace… probabilmente combinerò un macello.
Questa consapevolezza mi fermerà, secondo voi?
Naaaaaaaaaaaaaa.

Con questa premessa mi sono messa il cuore in pace, sapete da subito come andrà a finire, se vi interessa assistere alla dinamica del disastro… restate qui e continuate a leggere.
(Lo so, sono pessima. Pazienza.)

Ci sono cose che voi umani avete storpiato e noi elefanti alieni ci sorprendiamo di come queste vostre storpiature non solo non vi infastidiscano, ma anche non vi permettano di capirvi in ambito di mera comunicazione di base e voi ve ne fregate. Un grandissimo aiuto lo potreste ricevere dallo strumento number one della top list, ovvero: il dizionario (ogni dizionario immaginato e immaginabile, a dirla tutta). Quindi, io che sono elefante aliena ecco che questo aiuto lo sfoglio spesso e volentieri, tanto per capirci qualcosa in più. Non sempre ho grandi risultati, lo sapete che il nostro cervello elefantesco e alieno non può moltissimo, ma ci si prova.

Io partirei dall’inizio: ovvero da letteratura e narrativa.

Definizione di letteratura da dizionario lingua italiana (clicca qui per leggere tutto)
n.f. [pl. -e] 1 le opere scritte in prosa o in versi che hanno valore o intento artistico; l’insieme di tali opere scritte in una lingua o proprie di un paese, di un’epoca, di una cultura, di un genere: la letteratura italiana, inglese, francese; la letteratura antica, classica, moderna; la letteratura del Trecento, dell’Ottocento; studiare, amare la letteratura; corso, professore di letteratura; letteratura narrativa, poetica, cavalleresca; la letteratura drammatica, l’insieme dei testi di teatro | storia della letteratura, esposizione critica dello svolgimento della letteratura di un popolo arricchita di notizie riguardanti la vita dei singoli autori, le loro opere, il loro tempo

Definizione di narrativa da dizionario lingua italiana (clicca qui per leggere tutto)
n.f. [pl. -e] 1 il genere narrativo; l’insieme delle opere di carattere narrativo o dei narratori di un certo periodo, di una determinata corrente e sim.: uno scrittore di narrativa; la narrativa dell’Ottocento | ( estens.) tecnica e modalità del narrare in cinematografia 
Sin.  romanzi, racconti, novelle.

Bene, da come la leggo io la questione è che si va dall’universo letteratura alla specifica della narrazione. La sottocatalogazione per quanto riguarda i generi letterari e i generi narrativi, diventa una selva oscura che pure al Sommo Dante metterebbe i brividi… la rimando alla prossima puntata, devo prima lucidare l’armatura.

Negli anni mi sono fatta un’idea, ora la condividerò sperando di non rompervi i cristalli (non più di tanto almeno): la letteratura si distingue dalla narrativa.
La letteratura ha valore artistico, ma non solo. La letteratura ci permette, e ci ha permesso attraversando i secoli, di stare accanto al genere umano per comprenderlo un po’ meglio.
Si è scritto molto, in ogni era, ma ciò che è rimasto per noi fonte di continua sorpresa e meraviglia può essere definito a pieno titolo: letteratura.
Non è questione di gusto, di genere, di orientamento politico-religioso-economico-geografico-razziale. La letteratura basta a sé stessa, basta a noi come genere umano e basta in ogni epoca. La si dovrebbe scrivere con la L (maiuscola). 

Step successivo: la narrativa. E’ la modalità propria del genere umano a raccontare e raccontarsi, anche solo per la voglia di condividere e di unirsi in piccole/grandi comunità. Si narrano le gesta degli Eroi per invogliare i comuni mortali ad ambire a quei sentimenti che gli Eroi sanno provare. Si narra per tramandare un insegnamento, ma anche per intrattenere il pubblico e farlo entrare in una dimensione pseudo-onirica dove tutto si rende possibile e, forse per questo, tutto sembra più chiaro ai nostri stessi occhi.

Questa è la mia teoria. Niente di originale, assomiglia a mille altre, lo so, di gente ben più importante e acculturata di me. Io sono elefante alieno, sì, ma assennato che vi credevate?
L‘ho scritta, questa teoria, proprio perché non è così stonata da farvi pensare che questo elefante alieno faccia uso di sostanze tossiche devastanti. Ecco.
Partendo da questo mio pensiero, semplice semplice, la stizza cresce quando incappo in definizioni imprecise e fuorvianti. 
Ocjo, che ora i cristalli imploderanno…

1. narrativa di consumo
2. narrativa di intrattenimento 
3. narrativa di evasione

Narrativa di consumo, ovvero romanzi e racconti scritti per un pubblico che li vuole leggere. Scritti come? Seguendo (o indovinando) il gusto del pubblico.

Narrativa di intrattenimento, ovvero romanzi e racconti scritti per dilettare i lettori che vi si accingono al consumo.
Scritti come? Pensando che i lettori siano suddivisi in categorie, ognuna di queste si diverte in modo diverso. Siamo sicuri? Non vi scappa qualche dettaglio fondamentale? Non notate niente di vagamente fastidioso in questa posizione snob?

Narrativa di evasione, ovvero romanzi e racconti scritti allo scopo di far evadere dalle proprie prigioni fisiche e mentali i lettori frustrati che senza quelle storie perirebbero.
Scritti come? Millantandosi salvatori della salute fisica e mentale altrui.

Andrò per ordine, con pazienza, spero possa aiutarmi (aiutarci): 
il Letterato viene definito e incensato prima di tutti da un’élite e solo dopo dal pubblico di lettori (solitamente la cerchia degli “sgamati”). I critici letterari che fanno le pulci al testo, studiosi di letteratura che analizzano non solo il testo, ma anche lo Scrittore e tutto ciò che comprende la sua visione del mondo (vita e morte) e le sue scelte personali (vita e morte), cervelloni che si scervellano se dare a questo o a quello il Premio Nobel per la Letteratura e via di questo passo.

Il Narratore capace, viene sì riconosciuto da questa élite, spesso… anzi, forse a volte, ma prima di tutto viene valorizzato da quel pubblico di lettori che gli si affeziona. Il motivo di questa affezione può andare dalla simpatia personale (raramente parte da lì) alla condivisione di quella particolare sfera narrativa adottata dallo Scrittore.

Che uno Scrittore scriva per essere letto è cosa sana.
Che scriva per far piacere ad un pubblico X è cosa furba (non puoi piacere a tutti, fattene una ragione).
Che scriva per compiacere un target preciso è cosa poco furba (ad un certo punto il cerchio si chiude, ti sei ghetizzato e son cavoli tuoi).
Che ciò che scrive venga “consumato” è AUSPICABILE.

Narrativa di intrattenimento, suona piacevole. Ora bisognerebbe considerare con cosa li si vuol intrattenere ‘sti lettori. 
Assassini, stupri, cannibalismi, stragi artificiali e naturali, olocausti, morte e distruzione del pianeta e di tutta la galassia?
Gran bel modo di intrattenere, complimenti. 
Passami sopra con un Tir, prima e retro, e finiamola una volta per tutte.

Narrativa di evasione. 
Abbé. Prendo in mano il dizionario della lingua italiana:
 n.f. [pl. -i] 1 l’evadere; fuga da un luogo chiuso: evasione dal carcere; piano di evasione2 il sottrarsi illecitamente a un obbligo, e spec. al pagamento di tasse, imposte: evasione fiscale3 ( fig.) l’allontanarsi, il liberarsi da ambienti, situazioni, condizioni di vita sgradite: desiderio d’evasione; evasione dalla dura realtà | film, romanzo d’evasione, privo di impegno artistico o sociale, volto semplicemente a intrattenere, a divertire       

Vi rendete conto? Sì, ogni essere umano è prigioniero di sé stesso. Ciò che pensa, ciò che non pensa, ciò che vuole, ciò che non vuole, quello a cui ambisce e quello da cui vuole sottrarsi. Leggere o ascoltare una storia ci permette di uscire dalla nostra testa, dal nostro mondo claustrofobico per immergerci in un’altra dimensione.
Se leggi Tolkien ti inoltri in luoghi incredibili che parlano di te e tu manco te ne accorgi. Riemergi rigenerato, pieno di voglia di essere come chi ha vinto la battaglia sul Male e che in fin dei conti ti assomiglia così tanto…
illusione? Sì, è probabile, ma perché no?
Il 90% delle storie scritte oggi ti fanno evadere dalla tua prigione per rinchiuderti nella prigione mentale dello sciagurato che l’ha scritta. Lui ti tiene in pugno, ti fa mangiare il suo stesso fango facendoti quasi credere che sia il tuo!
Ve ne siete mai accorti?
(il crash che avete sentito, se vi ha spaventato, non è colpa mia, vi avevo avvertiti…) 

Ora camminerò tra i resti di questi meravigliosi cristalli e piangerò un po’ per loro perché erano così belli, ma così belli…
Noto un certo sgomento, ma posso muovermi meglio.
C’è spazio, ora. 
C’è luce. 
Apperò!

Sapete cosa amo in chi scrive perché vuol essere Scrittore?
La capacità di raccontare di sé, senza raccontare la sua storia personale, quindi raccontare di tutti e senza per questo toglierti la gioia di vivere. 
Anzi, anche nel tragico e nel drammatico è proprio la voglia di vivere che ha la meglio.
Amo chi si prende gioco del cinismo imperante, chi si squaglia in risate per l’aberrazione del dramma-oltre-ogni-limite, chi intrattiene e sa intrattenere anche col sorriso, con la tenerezza, con la rabbia propositiva, con la voglia di provarci, di sbagliare e di riprovarci…
per sbagliarsi ancora? Sì, proprio così.

Fammi evadere dalla mia prigione, sì…
ma fammi immaginare cieli alti e praterie sterminate, in cui perdermi e ritrovarmi magari rinnovato!
Fammi ridere e piangere e disperarmi e volare, ma usando il cervello e non staccandolo per poi farmelo dimenticare sul palo in balìa dei beccacci dei corvi, dannazione!
Fammi consumare quello che scrivi, ma perché a forza di leggerlo e rileggerlo è diventato il mio cibo e il mio sostentamento!

La Letteratura parla con voce Divina, la Narrativa usa voce umana.

Non mischiamo il Cielo e la Terra, ma neppure confondiamo la terra con la melma… eh!

E qui concludo.
Anzi, leggete un po’ quel che vi pare perché giustamente è la grande libertà del lettore quella di scegliere dove andare a finire una volta che qualcuno ti ha fatto evadere da te stesso… ma pensateci un attimo prima di buttarvi in Inferni che non sono i vostri, che poi vi fate male.

C’è un Maestro, uno su tutti, che l’ha detto così bene che è Poesia:

«La lettura deve essere una forma di felicità, quindi io consiglierei ai lettori di leggere molto, di non lasciarsi intimorire, dalla reputazione degli autori, di continuare a cercare una felicità personale, un piacere personale. Questo è l’unico modo di leggere».
Jorge Luis Borges
                 
Se il tuo piacere personale è quello di soffrire anche mentre leggi una storia…
hai già davanti ai tuoi occhi tutte le risposte.
Sii felice come vuoi esserlo.
E in questo non c’è da parte mia alcun giudizio, soltanto una personale riflessione su certi dettagli della scrittura e della lettura che mi appassionano.
Forza, raccogliamo i cocci e recuperiamo i cristalli che si sono salvati!
Alla prossima Folks!
  
🙂
b-    

          

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