TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO

Un altro step per sondare le profondità scrittorie…
avrei potuto intitolare così il mio post odierno, ma un titolo è cosa delicata.
Dovrebbe essere il risultato di un sapiente equilibrismo tra: l’evocazione e la precisione.
No, non sto scherzando.

Ci sono teorie diverse e contrastanti, come sempre quando si tratta di scrittura, su quali siano i criteri per creare un titolo accattivante (ammiccante?), incisivo, ben focalizzato, d’atmosfera, MAI didascalico.
La pratica lascia molto a desiderare, basta dare un’occhiata in libreria.
Ci sono titoli che ti fan urlare vendetta, infatti ci si vendica non comprando il relativo libro.
Anche il lettore ha i suoi modi per farti capire che hai sbagliato il bersaglio, evviva.

Come potete notare, il titolo da me scelto per questo post non risulta essere geniale, né originale, e neppure blandamente simpatico. Riporta direttamente al mio pensiero, espresso qualche riga sopra “Ci sono teorie diverse e contrastanti…”.
Diciamo che potrebbe essere un riassunto?
Più o meno.
Dite che va bene?
Mah!

Ci sono regole che qualcuno ha voluto scrivere, riguardo il come si deve scrivere e come invece non si deve scrivere, e c’è chi (Autori famosi e ben quotati, in tutti i tempi) ha lasciato scritto il contrario, ovvero: non seguite alcuna regola.

Il Genio è colui che se ne frega delle Regole e Crea malgrado tutto e tutti, siamo d’accordo.

Ora, se conoscete un Genio (vero) siete fortunati. Vi basterà osservarlo al lavoro per imparare quali siano i vostri limiti.
Se non ne conoscete di Geni, allora il consiglio è semplice: date per scontato che avete dei limiti e cercate di venirne a capo.
Imparare le regole non significa seguirle a prescindere.
Significa CONOSCENZA.
Nessuno è mai morto di Conoscenza. Forse di Ignoranza sì, però.

Faccio un ulteriore passo avanti, sì, l’ho visto il precipizio… ho il paracadute, tranquilli
😉

Leggendo qua e là sul web, siti in cui si tratta la materia a cui stiamo prestando attenzione, sono incappata in una pagina curata da Maria Popova.
L’articolo aveva questo titolo (piuttosto preciso e ben focalizzato, questo per me è un gran merito):
10 Suggerimenti per la Scrittura di David Ogilvy

[Se cliccate sopra entrambi i nomi vi si aprirà la pagina ove scoprire chi sono i due scrittori da me nominati, io ora vado avanti che altrimenti perdo il filo del discorso…]

Dunque, considerato che i consigli si possono condividere e seguire o meno, tra i dieci di Mr. Ogilvy ci sono alcuni che mi fanno prudere le mani e altri che mi vedono d’accordo.
Un esempio?
Il numero 2: SCRIVI COME PARLI. NATURALMENTE.

Sì, peccato che la maggior parte di noi parla un pessimo italiano. Ve ne rendete conto?
Aggiungo anche che il racconto orale ha tempi, dinamiche, limiti e punti di forza del tutto diversi da quelli del racconto scritto. Siete d’accordo con me?
Specifichiamo anche che lo scritto rimane sul foglio (fosse anche quello telematico) e la parola vola (oh, se vola!) e che se vi permettete di scrivere in modo impreciso, ridondante, ripetitivo, noioso ecc ecc diventate illeggibili.
Mi sbaglio forse?

Volete che continui? Forse non serve, però lasciatemi dire un’ultima cosa sull’argomento: scrivere come si parla è una pessima idea.
Scrivere in modo tale da riportare sul foglio il nostro ritmo, il nostro respiro, il nostro pensiero, il nostro uso della lingua italiana al meglio delle nostre possibilità, questo è lavoro da Scrittore.
Riflettere sui modi e sulle possibilità che una traduzione dall’orale allo scritto ci permette è un buon modo per accrescere la nostra consapevolezza e presentarci al lettore come portatori di un nostro stile (che Dio lo voglia) inconfondibile.
Ok, argomento chiuso per quel che mi riguarda.

Ne prendo un altro di consiglio, aspettate un attimo…
Il numero 3: USA PAROLE CORTE, FRASI CORTE, PARAGRAFI CORTI.
Faccio notare che Mr. Ogilvy era un pubblicitario, quindi ok, il consiglio in ambito slogan/spot è ottimo. Anche per chi vuol scrivere un telegramma, ovviamente.
Se non vogliamo ridurci ai minimi termini in fase di comunicazione, io opterei per una scelta meno drastica.
Allungare un po’ quando ne vale la pena, accorciare quando lo scritto diventa un brodo insapore. Questo modo di gestire la propria scrittura è cartina tornasole di una sensibilità personale che non si può insegnare, forse si può imparare. Dalla vita stessa, spesso.

Ok, per oggi ho scritto abbastanza…
il consiglio numero 10 mi piace parecchio, quindi ve lo lascio qui (senza commenti, promesso):

Se vuoi AZIONE non scrivere. Va’ dal tipo e digli quello che vuoi.

(da The Unpublished David Ogilvy: A Selection of His Writings from the Files of His Partners  )

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