50 SFUMATURE DI STUPIDITA’ (femminile)

Un anno che non scrivo qui sul blog. Potrei scusarmi con voi, ma credo apprezzerete la scelta da me perpetrata nello scrivere poco, pur esprimendo qualcosa che per me ha un significato, piuttosto che scrivere ogni giorno solo per impennata d’ego tremolante senza granché da comunicare. Molti sono quelli che scrivono tanto, io no.
Bene… ho scelto di scrivere oggi perché voglio parlarvi del caso editoriale dell’anno.
Dal titolo del post forse lo avete immaginato.
Ho letto molte recensioni che lo riguardano, ma, soprattutto, ho letto la trilogia.
Sì, l’ho proprio letta. In tutto sono ben 1762 pagine. Ci ho messo credo cinque giorni per leggerli tutti e tre.
Tanto tempo per una che di tempo ne ha sempre poco. Un ammontare pressoché spaventoso di pazienza… per una che con l’età che avanza ne ha a disposizione sempre meno.
Potrei andare da Mrs. E L James e farmi ridare i soldi spesi (totale Euro 44,70), più il risarcimento danni (tenendo conto di tutto la cifra sale paurosamente). Non posso farlo.
Quindi ho pensato di affrontare il discorso “scrittura” prendendo come capro espiatorio proprio Mrs. E L James e il suo capolavoro “Cinquanta sfumature di grigio/nero/rosso”, successo editoriale mondiale dovuto (è stato precisato in parecchie circostanze) al passaparola tra donne. Donne di un’età che va dai 30 ai 45 anni, han detto. Di cosa parla? Di sesso (bondage per lo più) e d’amore, tutto ciò che le donne bramano. Dicono.

Ora dirò io qualcosa. Procederò per gradi, vi farò un calcolo approssimativo delle 50 sfumature che rendono quest’opera una misera, davvero misera, prova autorale.
Il discorso prenderà in considerazione quel che rende una storia quel che è, ovvero:

“Una successione di vicende di casi reali o fantastici, specialmente in quanto oggetto di una narrazione.”
Non solo… mi dilungherò, temo, anche in riflessioni parallele. Così tanto per rendere il tutto meno superficiale, meno “sfogo” e più “approfondimento sociologico”.
Siete pronti?
Via!

Premessa: 
conosco profondamente la stupidità umana. La conosco perché la riconosco in me, principalmente. Dirò di più: sono affascinata dal sempre diverso modo di esplicitare la mia stupidità, vie insospettabili che mi colgono sempre di sorpresa. Resto lì, a bocca aperta, ammirata quando quella parte che di me sembra avere la meglio, la parte mediamente intelligente, riesce a farsi gabbare da quella stupida. Io ammiro molto la stupidità umana. E’ il nostro modo autentico di essere liberi. Quando siamo stupidi siamo totalmente liberi di essere quel che siamo: umani.
Dimostrarsi sempre intelligenti comporta un grande autocontrollo e grandissimo sforzo e impegno costanti. Non è da tutti. Non è da me.
Quindi tratterò l’argomento “stupidità umana” e anche “stupidità femminile” con grande rispetto. E’ una parte di noi di cui non potremmo mai fare a meno, finirebbe il divertimento.

Andiamo al sodo:
potrei partire in quarta, risolvere la questione in poche righe. Potrei. Però quel che penso ha radici molto profonde, rischierei di banalizzare il tutto e di risultare poco incisiva.
Io ci tengo ad essere incisiva. E’ un mio debole.
La storia di Christian e Anastasia è una favoletta per adolescenti sognatrici, ma non quelle che desiderano diventare donne in gamba per far qualcosa di buono nel mondo (o almeno nella loro vita), no, bensì quelle che crescono pensando di essere come Anastasia e che pensano che il sesso e l’amore sia come quello che Christian le sa dare (il Christian in questione è bellissimo, ricchissimo, intelligentissimo, con un passato pesantissimo… tutto -issimo).
Quindi già il fatto che donne dai 30 anni ai 45 provino diletto a leggere questa storia è una emerita stronzata. Conosco molte donne, tutte intelligenti e stupide quanto me, a nessuna di loro consiglierei di leggere questa storia, avrei paura di ritrovarmele sotto casa a chiedermi un risarcimento danni. Non sto scherzando.
Partendo dal presupposto che l’azione di marketing attorno a questo best-seller è l’ennesima presa in giro, procediamo con le 50 sfumature di stupidità. Dentro ogni punto da me toccato qui di seguito ho messo in conto 10 altre sfumature a cui potrete arrivare da soli, perché non mi piace strafare.
Eccovele:

Dall’1 al 10- Scelta dell’Io Narrante
In poche parole chi narra la storia è proprio la protagonista: Anastasia Steele. Una bella ragazza, molto intelligente (così la presenta l’autrice, ma con l’andare della storia qualche dubbio ti viene), innocente, candida… arguta… fintamente imprevedibile… dolce… comprensiva… con brevi tracce di isteria femminile che però passano subito senza lasciare strascichi. Leggere la storia attraverso i suoi occhi diventa dopo un centinaio di pagine semplicemente claustrofobico.
Una Scrittrice come Marguerite Yourcenar ha compiuto l’impresa incommensurabile di adottare la prima persona a focalizzazione interna per il romanzo “Memorie di Adriano”. Lei ha potuto farlo. Un’altro esempio? Agota Kristof per una parte del suo romanzo “Trilogia della città di K” ha sposato questo punto di vista (delicato e rischioso). Poche altre.
Sto parlando al femminile, perché E L James è una donna, devo essere necessariamente precisa altrimenti se generalizzo allungo troppo il brodo e non mi va.
La suddetta James, però, alla fine si deve essere resa conto di quanto pesante risultasse questa vincolante scelta narrativa, difatti nel terzo volume, alla fine, riscrive delle scene adottando il punto di vista di Christian. Mossa talmente stupida e inverosimile (per quanto riguarda la credibilità dell’autrice stessa) che non oso pensare da cosa sia scaturita.
Temo che presto uscirà il prequel delle 50 sfumature, racconteranno di come Christian se le sia procurate, ovviamente sarà lui stesso a raccontercelo.
Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

Dall’11 al 20 – Il Mondo Narrativo
Ana non è ricca, tutt’altro. Però ha un’amica piuttosto ricca, bella, intelligente, superarguta e futura giornalista d’assalto: Kate. Ana entra nel mondo dello straricco Christian. Ci sono elicotteri privati, vestiti d’alta moda, gioielli, crociere, chalet di montagna che sembrano palazzi reali, un appartamento che è quasi un piccola città, automobili di superlusso, guardie del corpo, domestici, feste sontuose, aste di beneficienza per miliardari… tutto d’oro e scintillante.
Poi c’è il passato di Christian: la povertà e il degrado assoluto.
No, non sto esagerando, la questione si risolve qui. Vi sembra vagamente intrigante? Perché potrebbe esserlo se l’anno corrente fosse il 1980. Siamo nel 2012, ve lo ricordo. Non solo: se quei due mondi fossero in qualche modo disegnati, creati, con una certa profondità d’animo, rendendo davvero le dannate sfumature del titolo un criterio valido anche per una traduzione di ciò che la vita può essere o non essere… bhé, in questo caso sarebbe stato possibile cavare sangue dalla rapa. Per come è stato messo in scena questo mondo, lo scarso valore creativo affossa tutto. In modo fin troppo evidente.

Dal 21 al 30 – I Personaggi
Lavorare sui personaggi facilita la gestione della storia. Per quanto io ci abbia provato non ho trovato la caratterizzazione dei personaggi convincente. Perché? A parte quanto già detto nelle righe precedenti posso aggiungere che:
Ana è banale. Priva di gusti musicali, si adegua a quelli di Christian. Non è in grado di fare shopping da sola, non sa da che parte cominciare, non sembra sapere neppure cosa le piace e cosa no. E’ petulante. Ripetitiva nei gesti e nei pensieri, senza che questo porti a nulla. E’ priva di zona oscura, perché se così non fosse vivrebbe il sesso e l’amore in modo meno bambinesco, meno superficiale. Grazie al fatto che è lei a raccontare la storia abbiamo la possibilità di ascoltare la sua voce, i suoi pensieri. Vi sfido a trovare in quelle dannate 1762 pagine un pensiero vagamente strutturato, un guizzo di intuizione seducente, decorosamente intelligente… come un qualsiasi adulto, prima o poi, anche il più demente, sperimenta. E’ una ragazzina di forse quindici anni quella che parla, quella che pensa, quella che viene messa in scena. Non è credibile. E’ stucchevole. Neppure credibile come gatta perennemente in calore. Scusate la brutalità dell’immagine, ma quando ci vuole ci vuole. Rientrando nei ranghi, ribadisco che la protagonista di questa storia è talmente ripetitiva e prevedibile che non produce azione, la subisce, sempre, ma neppure questo viene sfruttato in modo convincente perché lei in realtà non è presentata come una Sottomessa. La sua Azione è ridotta a dei capricci per lo più insensati.
Ricordiamoci che l’Azione è ciò che porta avanti la Storia. Non i pensieri, non le riflessioni, non le elucubrazioni. L’Azione. Miss Anastasia Steele si muove all’interno della sua storia come una ragazzina, una ragazzina che potrebbe essere tua figlia, tua sorella, la tua amica, tu.
Ebbene? Qual è il problema? Semplice: un personaggio NON è una persona reale. Il personaggio sublima ciò che in un comune essere umano si può trovare. Lui deve sostenere e portare avanti l’azione per tutta la storia, deve essere qualcosa di più di una persona. Infatti viene definito personaggio perché è frutto per il 90% di creazione fantastica.
Christian è finto. Un personaggio per essere credibile deve risultare talmente umano da farci credere che esista veramente. Capito il paradosso? Rendi talmente vero ciò che tu hai creato per finzione che risulta essere almeno vero quanto la realtà. Se è fatto bene anche di più.
Christian ha un passato tremendo: bambino abusato, madre tossica morta per overdose, patrigno che lo seviziava, è rimasto per tre giorni accanto il cadavere di sua madre senza cibo prima di essere trovato dalla polizia. Dopo qualche tempo è stato dato in affido temporaneo e poi è stato adottato ufficialmente da una famiglia di milionari. La sua vita cambia, dalle stalle alle stelle. Sì, ma lui cresce sofferente, straziato… trova un’amica della madre che lo inizia al sesso. Sesso? Non solo… sesso “estremo”. E da sottomesso si trasforma in Padrone che cerca Sottomesse per soddisfare la sua brama di controllo. State ridendo? Ecco… pure io.
Significa trattare un argomento piuttosto sfacettato e psicologicamente intenso come se fosse una barzelletta. Da questo punto di vista si potrebbe dedurre che ogni praticante di bondage e tecniche sessuali oltre la norma sia stato vittima di abuso.
Avere a che fare con un uomo come Christian, specialmente una ragazzina come Anastasia, probabilmente ti fa andare incontro a un bel carico di marasmi emotivi che difficilmente puoi prendere con ironia e un’alzata di spalle domandandoti in quale modo la prossima volta ti procurerà un orgasmo.
Cosa voglio dire? Che non puoi far capire alle ragazzine che ti stanno leggendo che va tutto bene se ti capita davanti un bellissimo principe nero come quel Christian. Sei un’idiota se non ci pensi. Una trentenne può ritenerlo eccitante? Probabilmente può, ma per come siamo messe non si accontenta di leggere una storia, magari va in cerca di una storia così da vivere. Ma è adulta, è libera di farlo.
Come se la cava la bella principessina Anastasia per redimere il bellissimo principe nero Christian?  Con l’amore. Perché lui perde la testa per lei da subito, senza cedimenti, senza ripensamenti, superando ogni ostacolo, ogni divergenza, ogni ferita, ogni disturbo… ogni.
 Ribadisco: una storia di questo tipo è lettura da minorenni.
Ah… quasi dimenticavo… e i personaggi secondari? E’ presto detto: Kate, l’amica di Ana, e  Elliot, il fratello di Christian si sposano; Mia, la sorella di Christian, e Ethan, il fratello di Kate, si mettono insieme; Grace e Carrick, genitori adottivi di Christian, sono una coppia perfetta. La madre di Ana e il suo patrigno sono persone equilibrate e amorevoli. Anche José, l’amico di Ana, lo è… amorevole intendo, anche se vorrebbe prendere il posto di Christian fa buon viso a cattivo gioco e sorridente conforta Ana quando è in difficoltà.
Zero conflitto. Il Conflitto motiva l’Azione. Se scegli di sedare il conflitto sul nascere l’Azione che fa? Si affloscia come un soufflé non riuscito.
Mi chiedo quindi: di cosa stiamo parlando? Di una Storia?
Che diavolo di storia può uscire da tutto questo?
(rispondetevi da voi, per favore)

Dal 31 al 40- La trama e il sesso
Dicono che le donne leggono questo libro per le scene di sesso. Dicono che le donne si eccitano tantissimo a leggere queste scene descritte da Ana pilotata da Mrs. James.
Credo ci siano una cinquantina di scene di sesso descritte nei tre volumi. La descrizione di posizioni, di arnesi usati, e di pluriorgasmi esplicitati… sempre allo stesso modo, con lo stesso intercalare, con la stessa dinamica: provocazione-punizione-sesso-risoluzioneteneramorosa.
Parlo per me, donna di quarant’anni e lettrice allenata: alla prima scena ci stai attenta, alla seconda fantastichi un po’, alla terza ti aspetti qualcosa di diverso che non arriva, alla quarta ti domandi che senso ha ripetere le stesse cose… alla cinquantesima vorresti vederli bruciare sul rogo tutti: i due amanti, l’autrice e i tre volumi. Una noia sconfinata.
No, le donne che si spingono a leggere tutti e tre i volumi non lo fanno per le scene di sesso, perché le donne solitamente amano più metterlo in pratica il sesso piuttosto che leggerlo (temo non sia lo stesso per gli uomini), ma perché vogliono sapere come va a finire la stramaledetta storia d’amore tra i due bellissimi e perfettissimi protagonisti.
L’inossidabile stupidità femminile per antonomasia: il romanticismo.
E la James lo sa, e te lo dà: alla fine i due piccioncini focosi si sposano e hanno due figli.
Amen.
Prima di arrivare a questa illuminante conclusione ci sono stati tre o quattro “incidenti” che hanno messo in pericolo la vita di uno o dell’altro personaggio, tutto si è comunque risolto bene e non ci sono stati drammi ulteriori.
Dinamica? Ti creo la tensione-ti faccio arrivare al dunque-ti sistemo tutto- lasciandoti una possibilità di sviluppo narrativo in sospeso così tu mi compri anche la seconda e poi la terza parte.
Questo se viene fatto per bene funziona a meraviglia e noi lettori manco ce ne accorgiamo, se viene messo in scena in modo dozzinale noi lettori (in tutta la nostra somma stupidità) sgamiamo il giochino e alzando il labbro stile Billy Idol ringhiamo: Tutto qui? Voglio vendetta!

Dal 41 al 50- Stile narrativo e voce
Non c’è. Nel senso che non è una scrittura accattivante, non c’è mai un qualsivoglia cambiamento di ritmo, non c’è nessuna concessione a guizzi di poesia o momenti intensi; un linguaggio che non sa creare un’atmosfera intrigante né seducente, incapace di suscitare un mezzo tremolio al cuore o nelle viscere… nulla.

Riepilogando:
Neppure una riga delle 1762 pagine si fa ricordare, la scrittura della James riporta a se stessa senza vie d’uscita.
Delle 50 scene di sesso rimangono forse, dico forse, due immagini… uno spreco disumano di pagine a dirla tutta.
Della trama, che se togli le descrizioni delle scene di sesso si riduce ad uno scheletrino striminzito e bisognoso di cure, resta alla fine solo un vago sentore.
Dei personaggi ricordi i nomi dei protagonisti, bei nomi sì.
E delle 50 sfumature salvi il titolo, sì perché nel titolo la promessa è allettante.
Tutto il resto è cenere.

Penso di aver concluso.
Non perché non abbia più nulla da dire, ma perché penso che ora possiate dar libera uscita ai vostri pensieri, alle vostre riflessioni, in modo autonomo.
Potete essere d’accordo o meno con me, non mi importa in realtà, non vi voglio convincere di nulla, la mia ambizione è un’altra. Quale?
Quella di farvi focalizzare l’attenzione sulla stupidità umana.
Quella femminile è diversa da quella maschile. Entrambe sono spettacolari.
Oggi ho scritto di quella femminile, perché il prodotto di cui ho parlato fa riferimento ad un pubblico femminile.
A mio parere il 90% di ciò che viene scritto oggi, di narrativa, è deplorevole.
Sempre secondo il mio parere, il 90% di ciò che viene scritto oggi dalle donne che si spacciano per la nuova generazione di scrittrici è vomitevole.
Saprò di aver raggiunto la mia massima maturità nell’arte della scrittura quando ciò che scriverò verrà letto con lo stesso medesimo piacere sia dagli uomini che dalle donne.
Senza linee di demarcazione, senza stupidi confini, senza freni.
Questo sanno fare i veri Scrittori.
Il resto è fluffa.

Cerchiamo di limitare i danni della nostra stupidità, Signore e Signori, e se cadiamo nel tranello allora vediamo di riderci sopra e di non farne il caso editoriale del secolo.
Per favore.

See ya, folks!

b-

PS: belle le copertine però 😀

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8 comments

  1. Non mi ci sono imbattuta.
    Non ho il coraggio di comprarlo… inizialmente ho sentito bei commenti, poi commenti di questo tipo – che ne sgamano l'anima commercialona e il paraculismo con cui sono scritti – e quindi non ho potuto farlo, oggi sono passata davanti a 50SdG e l'ho ignorato…
    Continuerò a farcela 🙂

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  2. beh… quando una recensione è fatta con le…
    Non ho letto i libri …. ma di perdere tempo sinceramente non ne ho voglia…
    grazie donna per l'illuminazione..
    un besos
    Isa

    PS: dovrò proprio leggere le memorie di adriano!

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  3. … ne varrà la pena, credimi! Il premio sta nel fatto che puoi dedicare il tuo tempo e la tua attenzione a una storia che sappia lasciarti qualcosa di buono 😉
    (grazie per esserti fermata qui)
    alla prossima, spero
    b-

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  4. Ciao Isa! Bhé, parto avvantaggiata dal fatto che sono una lettrice libera 😉
    magari la prossima volta recensisco una Storia scritta per bene…
    così pareggio i conti 😀
    ti abbraccio forte, ma proprio forte
    b-

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  5. Passa a dirmi cosa ne pensi Carla 🙂 ti sfido a leggerli tutti e tre per intero… tutti ne parlano, ma quelli che ne parlano male non sono andati oltre la metà del primo volume, cosa che ritengo poco seria. Se vuoi criticare allora devi meritarti il diritto di farlo leggendolo tutto, ecco perché ho osato un post come questo: me lo sono guadagnato! 😀
    Un abbraccione!

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  6. Un libro deve anche farsi leggere, credo che se sei arrivata a fine trilogia, qualcosa di buono doveva averlo. Altrimenti avresti mollato al primo o peggio a metà del secondo, come spesso si fa nei casi di trilogie scadenti.

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  7. Caro Anonimo/a 🙂 è il mio mestiere: leggo ogni opera per intero prima di esprimere un giudizio. Leggo, analizzo, valuto, decido la mia posizione nei riguardi dell'autore e della sua storia. No, qui non c'è niente che faccia onore all'arte della scrittura. Lo posso dire con sicurezza, ed è il mio punto di vista ovviamente, non pretendo di essere supportata in questo da nessuno e non ne ho neppure bisogno. Grazie per esserti fermato/a a leggere e a commentare. Ciao!

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