QUANDO PARLA IL SILENZIO

Ohi foks!
Mi rendo conto che sono passati mesi dal mio ultimo post qui, ma sono sicura che ve la siate cavati alla grande anche senza il mio contributo scrittorio, quindi mi rimetto in postazione d’attacco e vi racconto brevemente quello che ho combinato nel frattempo.
Ho lavorato, ma con ottimi risultati, il che fa di me una stanca e soddisfatta personcina. Ho potuto collaborare con artisti che stimo molto per un reading estivo, dal titolo “Voci e Suoni della Terra”, e la location era particolarmente suggestiva: una piazza che faceva da cornice perfetta ai suoni e alle voci che avevamo messo in scena. Abbiamo usato un pezzo scritto da me e testi di Autori di un certo calibro (da Paolini a Baricco…). Il pubblico è stato numeroso e gli applausi sinceri. Una magia!
Un altro esperimento che ha portato risultati gratificanti è stato il Laboratorio in Viaggio di fine agosto: la malga e il vento e il sole e la pioggia e le stelle e Saturno e dieci menti elucubranti  deliziose e altrettanti sorrisi e… insomma, non ci siamo fatti mancare niente!

Briciola che dal tetto ci guardava sospettoso.  (foto di Cristina De Rossi)
E ora veniamo alla questione del silenzio. In tre giorni di laboratorio in alpeggio il silenzio si è fatto risentire e mi ha tenuta stretta. Io che di parole vivo (lavoro, amo, gioco, m’incavolo, mi riempio e mi svuoto senza mai fine) ho rimesso in funzione slow questo mio cervello provato. Ve lo consiglio, se avete mai osato farlo sapete bene di cosa sto parlando, se non avete mai osato allora questo è il momento (ogni momento è quello giusto, fidatevi).

Diga di Valvestino (foto di Cristina De Rossi)
In poche parole ho dato al silenzio il giusto posto tra le parole.
Ho dato al silenzio il giusto peso e lo spazio e la densità che a volte ci si dimentica di lasciargli, anche se sono suoi per diritto e da sempre. Dall’inizio dei tempi.
Quando scrivi e scegli i pensieri, i concetti da esprimere, le parole, scegli inevitabilmente anche i silenzi che spargi qui e lì. Lo si dovrebbe fare con attenzione. 
E’ dentro a ognuno di quei piccoli silenzi che la storia si può espandere, può crescere, può intensificare la sua risonanza, può alleggerire il carico delle vocali e consonanti stampate, può vestire di nuovo i concetti stantii e i pensieri maleodoranti.
Scrivere il silenzio non si può, è lui a scrivere noi.
Riconoscere al silenzio il potere di cui è origine, e al contempo fine, ci permette di non sconfinare, di non prevaricare, di non farci prendere la mano dando all’Ego la proverbiale coda di pavone che, è evidente, non vede l’ora di sfoggiare.
Rispettare il silenzio significa aumentare la portata del sentimento, l’intensità dei sussurri. Gridare sulla pagina bianca non è garanzia di ascolto, attenzione, autorevolezza, rimane semplicemente indelebile cafoneria.
Modulare la voce ti permette di avvicinarti al tuo interlocutore e creare una situazione di intimità e di fiducia che ti fa guadagnare la possibilità di contatto.
Lo stesso avviene quando scriviamo.
Sulla pagina scritta la capacità di modulare la voce in spazio e silenzi, ci aiuta a rendere possibile (e molto probabile) il contatto con il nostro lettore. Ci vuole orecchio… e una raffinata capacità di maneggiare certe cose sottili che non è cosa ovvia, né semplice.
Direi che è cosa di pochi.
Direi anche che vale la pena allenare il nostro orecchio per riconoscere i sussurri dei silenzi sparsi sulla pagina che abbiamo appena scritto per capire se abbiamo davvero raggiunto l’auspicabile armonia tra intento e risultato finale.
Lo so che vi sembrerà aria fritta, ma fatemi un favore: prendete queste mie righe e tenetele dentro di voi per un po’. Dimenticatele pure in un cassetto senza importanza nascosto in un angolo polveroso, fuori dalla portata di chiunque, anche di voi stessi. E lasciate che facciano il loro dovere. Fidatevi, prima o poi vi saranno utili.
Ve lo dico perché non solo vi auguro sia così, ma perché sono sicura che sarà così.
Buon settembre folks…
anche se nel silenzio io ci sono 😉

b-

 

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2 comments

  1. Ottimo articolo Barbara. In questo momento sto acoltando la tua trasmissione, concentrato, in cuffia. Ottima voce modulata e suadente; rilevante anche la scaletta. Complimenti vivissimi! Sei una bella scoperta. Antonello

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