CHE STILE!

Bentornati! 
Avete una storia da raccontarmi? Come no? E che ci fate qui allora? Ah… vi aspettate che sia io a raccontarvene una… va bene, siete fortunati, è il mio lavoro, ci sto dentro.
Pronti?
 
Immaginatevi una scala, una scala che voi dovete affrontare per poter arrivare lassù in cima, lassù c’è il vostro premio. Voi soffrite di vertiggini. Mancate anche di fiducia nelle vostre capacità di tenuta nervi. A dirla tutta più guardate la scala e contate quei dannati pioli e più il premio lassù vi sembra… iniquo. Però. Però non riuscite ad andarvene da lì. Qualcosa vi inchioda in quel punto, lì sotto e a naso in su. Se non fosse per quella scala! Il premio, quel premio in fin dei conti può anche essere piccolo e discreto, ma vi sta sorridendo il maledetto! Sembra quasi che vi conosca, sa come mettere in crisi persino le vostre paure e la vostra pigrizia… 
 
Foto di Paola Conti www.castelloconti.it

Alla fine cedete. Ok, ora ti vengo a prendere, peggio per te. Salire, eh… è una parola! Un piolo alla volta, per favore. Non spingere o ti mollo  un calcio. Aspetta, fammi respirare. Tre, quattro. Senti, non è che il legno è marcio e mi si rompe sotto al piede? Quanti chili può sopportare questa scaletta? No, non guardo giù, ma lasciami stare qui un secondo che mi tremano le gambe. Ok, ci sono. Ultimo sforzo. E ora che sono in cima come faccio ad abbracciare il premio senza sfracellarmi a terra? 

Siediti. Lassù in cima. Siediti, respira e goditi il paesaggio. Che te ne pare? Te lo saresti immaginato? Bene… e ora se vuoi puoi scendere con il tuo premio. Come? Scendere? Ora? No, lasciami stare ancora un po’ qui. Fammi assorbire tutto questo che se scendo ho paura di dimenticarmelo e poi che cosa faccio?

Tranquillo. Quello che hai conquistato ormai è tuo. Nessuno potrà più togliertelo, non c’è oblio che tenga. 

Ecco, questo è per me SCRIVERE. Ho reso l’idea?

Andiamo oltre, vediamo di riflettere un po’ su quello che è il modo. Salire quella scala lo si può fare in diversi modi, giusto? La prima volta si è goffi, la seconda si è cauti, la terza ci si può permettere un minimo di agilità, e così via…
Magari alla trentesima volta riusciamo anche a metterci una certa eleganza, riusciamo a goderci talmente tanto il percorso che stiamo affrontando (lontani dalle paure e paranoie di quella prima volta) che possiamo osare guardare in basso, mollare una mano per sistemarci una ciocca di capelli che ci è caduta sul viso, aggiustarci i pantaloni che un po’ ci impicciano… 

Col tempo, con la consuetudine del gesto, scopriremo che visto che dobbiamo comunque salire, tanto vale farlo con stile. Come piace a noi. Abbiamo imparato che c’è una tecnica per arrampicarci su quella scala che ci permette di non scivolare, di non mancare la presa, di arrivare saldamente alla nostra meta. Quella ormai non ci abbandonerà più, è parte di noi. Ora possiamo dedicarci ai dettagli, crearci un nostro stile di salita, in modo tale che chiunque ci guardi (anche se ci vede di spalle e magari c’è poca luce e magari è pure lontano) possa esclamare senza esitazioni né incertezze: è lui/lei! Quello/a là è certamente lui/lei!

Lo stile. E’ una questione di pazienza, di lavorìo da formichina indaffarata a far altro mentre scopre il modo migliore per fare ciò che sta facendo, ma a modo suo.Non ha nulla a che fare con il talento, con la capacità, con la volontà, con la tecnica, con la disciplina. Ha a che fare con l’ascolto.

Scrivere come scriveva Hemingway. Perché? C’è bisogno di un altro Hemingway? Scrivere come sapeva scrivere Céline… sì, certo, magari… ma io non assomiglio a Luis-Ferdinand! Eh, allora impara! 
Leggilo, studialo, assimilalo, e cerca di raggiungerlo.
Ve l’hanno mai detto? In un corso di scrittura creativa per esempio… 
Bhé, se ve l’hanno detto allora spero che vi abbiano anche spiegato che si tratta di ESERCIZIO fine a se stesso e che è solo un modo per impratichirsi della tecnica narrativa, nient’altro. 
Se vi hanno fatto capire che si può scrivere come Carver e pubblicare, e solo se sai scrivere in quel modo puoi sperare di essere pubblicato, vi hanno mentito.
Vi dirò di più: se sai scrivere come Carver e non lo sei, se fatichi tanto per star dentro a quella scrittura e tu vorresti ampliare il periodo e scrivere di altro e non lo fai… bhé, sei un pirla. Mi dispiace, sottovalutare il tuo potenziale creativo perché per pubblicare devi sottostare a regole che non ti viene naturale riconoscere è una fatica disumana che non ti invidio affatto.

Lo stile di un autore ha a che fare con il suo respiro. Con la sua capacità di darsi i tempi, di giocare con il silenzio, di sprofondare nei propri abissi e riuscire ad emergere per una nuova boccata d’aria pura. Lo stile è un gioco di echi che riconosci essere i tuoi mentre li segui stordito sbattere da una parete all’altra della tua cassa toracica. 
Prima era rumore, poi, ad un più attento ascolto scopri essere musica.

Lo stile è una danza che si esplicita a tua insaputa, tu che pensi che ti stai solo muovendo nello spazio a te ormai familiare ti rendi conto ad un certo punto che ogni mossa, ogni gesto, ogni sospensione, ogni esitazione ha il suo peso e la sua forma, e tutto quello… tutto quello sei tu. E nessun altro. 

Bello vero? Per me lo è. Bellissimo. Quanta scrittura ci vuole per poter arrivare in cima alla montagna e abbracciare il tuo premio? Non lo so. So che stando giù a guardare quella misera scaletta come se fosse un nemico e non una preziosa possibilità si perde tempo, e il tempo non aspetta nessuno.

Se qualcuno mi chiedesse: come vorresti scrivere? In che modo?
Non potrei che rispondere mostrando un filmato, questo:

Come? Non sono stata abbastanza chiara?

Voglio scrivere come Fred Astaire sapeva ballare. In volo.

Alla prossima, folks!

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