L’ABITO CHE FA IL MONACO

 Foto di Paola Conti www.castelloconti.it
Eccoci qui. Sì, troppe settimane dal mio ultimo post, ma volevo giocare sulla suspence… vi stavate chiedendo quale potesse essere l’argomento del mio intervento successivo, giusto? Oppure vi auguravate che io avessi gettato la spugna e magari abbandonato questa spiaggia per darmi alla pesca d’altura…
Ebbene, vi confesso che neppure il super-lavoro e lo stress mi fanno passare la voglia di parlare di Storie. Questo dovrebbe bastare per farvi lasciar ogni speranza sulla soglia e rassegnarvi a seguire ancora una volta la mia immersione di oggi.
Ci sono state cose belle nelle mie giornate in queste settimane, progetti inerenti alla scrittura che si sono concretizzati dopo mesi di giusto lavoro: ho scritto per i reading di Tango, ho scritto per il teatro, ho scritto per il mio podcast, ho scritto per il mio nuovo romanzo. In poche parole: ad ogni Storia il suo abito, tagliato e cucito su misura. Mia nonna era una meticolosa e creativa sarta, mi ispiro a lei quando ho le idee confuse.
Cosa sto cercando di dirvi? Bhé, semplice: avete in testa una Storia, una di quelle che sentite devono proprio essere raccontate. Ci sono le motivazioni, ci sono i personaggi, i luoghi, le vicende, insomma c’è tutto. Vi mettete pieni di entusiasmo davanti al vostro computer e… vuoto.
Blocco dello scrittore? Aiuto! No, una passeggera stasi. Ok, provate a buttare giù qualche riga e poi… vi fermate, di nuovo. Rileggete, no, così non va. Strappate e ricominciate. Il racconto non funziona. Somma frustrazione.
Mi fermo qui, non voglio infierire, ma vorrei darvi un appiglio per uscirne: prima di mettermi a scrivere impiego moltissimo del mio spazio mentale, e del mio tempo, a costruire la struttura sulla quale la mia Storia potrà appoggiarsi comodamente. Questo mi permette di valutare meglio le possibilità di espansione che lei stessa mi offre, per linguaggio e per contenuto.
Ormai ho imparato a riconoscere certe sfumature affidandomi all’ascolto e all’osservazione, ci vuole tempo e vicinanza, ma credo sia fondamentale riuscirci per affrontare il lavoro di stesura con una certa serenità. Serenità, in questo caso, significa non doversi preoccupare di far precipitare tutto magari quando siamo arrivati a pagina 1565. Questo ci consente di essere più focalizzati, meno dispersivi, e meno dubbiosi sulla validità delle scelte che abbiamo fatto “a monte”.
Cerco di spiegarmi meglio con un esempio che mi riguarda (ovviamente): quando mi si presentò la Storia de Il Giorno Che Non C’è, pensai di poterla scrivere come fosse un racconto. Da lì avrei potuto estrarre il soggetto e arrivare, passo passo, alla sceneggiatura per il cortometraggio. Ci provai, ma non c’era verso di andare oltre alle poche righe dell’incipit. Avevo ogni immagine ben chiara, potevo osservare la mia protagonista muoversi, parlare, ridere, piangere eppure non riuscivo a trasformare tutto questo in un racconto.
Dopo qualche giorno mi arresi, appuntai una scaletta (neppure troppo dettagliata) e scrissi direttamente la sceneggiatura. Tre giorni di lavorazione. La Storia di Bianca mi aveva imposto di usare un linguaggio che potesse vestirla meglio. Non aveva bisogno di fronzoli, aveva bisogno di un taglio sobrio, non morbido né poetico, ben delineato e solo in quel modo avrei lasciato spazio al sentimento che, necessariamente, doveva accompagnare Bianca durante il suo percorso. 
A volte una Storia per essere efficace si deve risolvere in poche righe, altre in mille pagine, a volte sono le immagini a sostenerla e la mancanza di parole ne mette in risalto la voce.
Ci sono Storie che brillano in teatro, altre al cinema, altre in un libro, altre in una canzone o in una poesia… sono loro a decidere quale sia la casa più adatta, e sono loro a richiederci un linguaggio adeguato per tagliare e cucire quell’abito che mai smetteranno di indossare.
Il motivo per cui ho scelto di fare il mio mestiere è che mi dà modo di ampliare le mie conoscenze, mi permette di mantenere viva la mia curiosità, di tenere in allenamento i miei sensi e di far funzionare no-stop quei neuroni che troppo spesso la pigrizia tende ad appiattire e mettere in un angolo.
Mi piace stare all’erta e capire come funzionano i meccanismi che stanno alla base di ogni linguaggio artistico, credo che l’unico modo per  far crescere  la mia scrittura sia quello di aprirsi alla conoscenza senza precludersi strade inusuali solo perché in balìa dei tanti pregiudizi infondati che spesso ci determinano (nostro malgrado).
La ricerca, la vivacità del nostro micro-universo, ci rende “densi”… raccogliere ciò che ci sembra interessante e prestargli ascolto ci aiuta a scrivere.
Aver nulla da dire preclude ogni possibilità di scrittura.
Saper scegliere cosa usare e come usarlo (pescando dal nostro archivio dati) ci può velocizzare enormemente nella stesura della nostra Storia e, forse, ci fa avvicinare di qualche passo a quella leggerezza (vi ricordate le Lezioni Americane di Italo Calvino?) a cui tanto aneliamo e che così spesso ci sfugge. E’ un lavoro di pazienza e, come dicevo prima, di ascolto. 
Spero che questo post vi possa essere utile in qualche modo, e lo dico senza pretese né presunzione, credetemi.
E, a proposito di ascolto, vi lascio con un invito: è iniziata la mia avventura nel mondo del podcast e il mio programma, KuBkolo33, lo potete scaricare gratuitamente all’interno del blog a lui dedicato (clikkate sul logo qui sotto e vi si aprirà la pagina del blog: http://www.kubkolo33.wordpress.com)

Basta un click e lo ascoltate direttamente da quella pagina oppure potete scaricarlo sul vostro iPod/pc seguendo le istruzioni (semplicissime). 
Come vi dicevo è un altro modo per mantenere in vita i miei pochi neuroni, e per condividere una parte della mia NEVERLAND con chi ne ha voglia.
Grazie Folks, al prossimo post!
b-
Annunci

2 comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...