INCIAMPI E RUZZOLONI

Come ho già detto scrivo da un bel po’. E in questo bel po’, essendo una curiosa e indomita kamikaze senza ritegno, mi sono messa alla prova in parecchie situazioni.
Volevo capire come funzionava il gioco, fare esperienza sul campo mi sembrava il minimo per poter scegliere quello che volevo per me.
So che vi potrà sembrare un post del tutto autoreferenziale, ma vi chiedo di portare pazienza perché parlando di me posso affrontare meglio argomenti spinosi che riguardano un po’ tutti. 
Prendetemi come mezzo per chiarire dettagli che ancora vi sembrano oscuri.
Se avete già tutto chiaro e non avete bisogno delle mie chiacchiere allora buon per voi, alla prossima (senza rancore).
Cercherò di procedere per tappe in modo tale da non accartocciarmi su concetti di per sé semplici (a volte per me incasinarmi è d’obbligo):
1° tappa
All’inizio scrivevo per me.
Non scrivevo bene, non sapevo neppure cosa stavo facendo, ma era evidente che un significato lo dovesse pur avere quel mio stare ore e ore in un angolo a scrivere.
O erano le prime avvisaglie di un disturbo schizofrenico, ancora adesso qualche dubbio è rimasto, oppure scrivere mi rendeva felice e io per sopportare meglio la realtà in cui vivevo mi rifugiavo lì, in quel luogo dove potevo essere felice in santa pace.
2° tappa
Quando ho sentito il bisogno di condividere ciò che facevo solo per me, e di comunicare ciò che sentivo e pensavo al mondo, ho iniziato a spedire i miei brevi racconti autobiografici a delle riviste.
Il primissimo feed-back fu più che incoraggiante, fu esaltante. Quella felicità, che provavo nello scrivere per me, venne fatalmente alimentata e iniziai a chiedermi… “E se provassi a fare sul serio?”
3° tappa
Ho dato il via ad una serie di elucubrazioni, in modo serio e concreto, per capire cosa farne di questo mio scrivere. 
Trovai una risposta: “Cerca qualcuno, un Maestro, che ti insegni a farlo”.
Mi sono quindi messa alla ricerca. Trovata la scuola che sembrava fatta apposta per me e feci la prova d’entrata.
Per due anni mi sono applicata nello studio delle diverse discipline, ho sperimentato nuovi modi per scrivere, ho toccato con mano i miei tanti limiti, le mie possibilità di crescita. Ho imparato tutto quello che potevo imparare. La passione non era più l’unico motore che mi faceva continuare a camminare, la visione di un certo ordine all’interno del mio personale caos era la risposta di cui avevo bisogno.
4° tappa
Dopo il diploma del Master in Tecniche della Narrazione, il crudo ritorno alla realtà. Tutto da rifare.
L’unico pensiero utile?
“Vuoi fare la scrittrice? Bene, allora scrivi.”
Che altro potevo fare? Mi sono messa a scrivere.
Era il tempo della ricerca interiore. Quella voce che era solo una sensazione, una sorta di presenza evanescente.
Quella voce doveva essere portata in superficie a respirare.
5° tappa
Ho sondato meglio le mie capacità, ho ricominciato a studiare, ho ricominciato a imparare, ho continuato a scrivere.
Ho deciso di mettermi alla prova.
Sono diventata sceneggiatrice di fumetti, autrice per ragazzi. Ho scritto sceneggiature per il cinema, testi per il teatro e altro.
Ho fallito e ho vinto. Ho vinto e ho fallito.
Nonostante gli inciampi e i ruzzoloni, ho continuato.
Continuo.
Fermiamoci un attimo. Vorrei fare il punto della situazione.
Sono partita dall’istinto del gesto, che è una cosa tua e solo tu sai quanto è forte, quanto è vitale per te. Nessun altro.
Sono quindi passata ad uno strumento, quello delle riviste (solo cartacee a quel tempo, e neppure specializzate nel settore narrativo vorrei aggiungere), che mi ha permesso di essere letta da dei lettori veri, a me sconosciuti.
Da qui ho scelto una scuola per imparare la tecnica narrativa.
Poi ho iniziato a scrivere. Sì,non ho continuato a scrivere, ho INIZIATO a scrivere.
Quindi mi permetto di consigliarvi due cose:
se volete essere letti utilizzate i mezzi appropriati sul web (dalle riviste specializzate ai blog e tutto quello che ci sta in mezzo). 
È gratis, è facile, è gratificante.  
Abbiate pietà dei vostri potenziali lettori e non fate sorbire loro tutto ciò che scrivete. Siate oculati, un sovradosaggio porta ad uno stato di nausea del tutto deleterio per la vostra credibilità.
se volete fare le cose per bene e imparare a scrivere sceglietevi una scuola, una scuola seria, una che faccia per voi, con insegnanti in gamba e imparate tutto quello che potete.
I manuali di scrittura, quelli scritti da autori di un certo spessore (Umberto Eco, Raymond Carver, Gabriel Garcia Marquez… ecc ecc), vanno benissimo, ma non sarà un manuale ad insegnarvi la tecnica narrativa, né tanto meno a insegnarvi a scrivere le vostre storie (ammesso che voi abbiate già capito quali storie siano LE VOSTRE STORIE).
Non solo: ci sono molte scuole di scrittura che hanno metodi di insegnamento del tutto fuorvianti. Spesso vi vendono bei concetti preconfezionati di cui non ve ne farete nulla. Spesso si limitano a farvi fare un piacevole surfing per lasciarvi poi affogare in onde che vi sovrastano spezzandovi il respiro.  
Senza cura, senza rispetto e senza grazia
Spesso vi faranno credere che c’è un solo e autentico modo per scrivere e che voi non potrete far altro che adeguarvi a quel modo, qualsiasi esso sia (spesso non ve lo svelano, i cosiddetti segreti del mestiere… no?).
Spesso si paga molto e si riceve poco.
Vi esorto a non farvi prendere in giro. Eh!
E dopo, e soltanto dopo… aver concluso il vostro percorso di apprendimento-base (è solo l’inizio, non vi illudete):
decidete se Scrivere oppure no. Decidete qual è la strada che più vi assomiglia. Valutatene i rischi e le possibilità. Apritevi verso il nuovo, ma non pensate di rinnegare le vostre origini, non serve, le origini non le si può dimenticare né potete prenderne distanza (non sarà mai abbastanza ‘distante’ quel ‘distante’).
“Diventa ciò che sei” 
Nietzsche
Chiunque tu sia.
Affrontiamo ora un paio di spine “secondarie”:
CONCORSI E PREMI LETTERARI
Ho partecipato a centinaia di concorsi di narrazione, alcuni li ho vinti, in altri ho ricevuto segnalazioni, premi della giuria e cose del genere.
Sì, bello, tutto bello, ma… è una strada chiusa.
Non fateci affidamento, non date loro troppa importanza e soprattutto non pagate per parteciparvi.
Se volete fare sul serio, se volete scrivere davvero non potete farlo tenendo presente un argomento sul quale vi si chiede di scrivere, o una giuria X che vi dovrà valutare, o l’antologia in cui verrete inseriti.
Fatelo come fosse un gioco (ripeto, non pagateli per leggere i vostri manoscritti, è irragionevole), ma la speculazione è alta e disonesta, spesso chi vi giudica non ha la minima preparazione per poterlo fare e il business che ne ricavano è patetico e avvilente.
Scegliete i PREMI LETTERARI a cui partecipare con rigore. Ce ne sono di buoni in giro, ma sono pochi. 
Fidatevi di me: siate cauti e abbiate rispetto di voi stessi.
EDITORIA A PAGAMENTO
Non è importante pubblicare, importante è scrivere.
Pubblicare ad ogni costo è volersi mettere dentro un rovo di erbacce urticanti. Piccoli editori senza scrupoli vi scambiano per polletti ruspanti e vi mangiano soldi e belle speranze in un sol boccone.
Spessissimo la distribuzione è del tutto inconsistente, il supporto pubblicitario pressoché inesistente, editing di scarsa qualità e numerose rate da pagare per avere a vostra disposizione copie da distribuire porta a porta inventandovi rappresentanti di voi stessi.
Ma chi ve lo fa fare?
Ripeto: importante per uno scrittore è scrivere.
Quando avete in mano il vostro romanzo e vi mettete alla ricerca di un editore serio e venite respinti, allora significa che non avete incontrato l’editore giusto per voi, o che non siete ancora pronti per essere pubblicati.
Può anche darsi che non sarete mai pronti per essere pubblicati da un Editore importante.
Scrivere non significa essere Scrittori.
Ma non lo potrete mai diventare se non vi mettete a scrivere.
Perché continuare a scrivere se si rischia di non essere mai pubblicati?
Puoi smettere?
Bene, buon per te.
Allora perché ritieni di dover essere pubblicato senza essere uno Scrittore?
Uno Scrittore non può smettere. E non si chiede neppure il perché.
SELF-PUBLISHING
La questione si complica.
È un mezzo a disposizione di tutti, comporta zero costi e zero rischi, ci si prende carico di tutto il progetto o si possono usare dei servizi di editing messi a disposizione dell’Editore Virtuale (ne esistono parecchi ormai) al quale vi volete appoggiare.
ATTENZIONE: auto-pubblicare un testo di scarso valore non gioca a vostro vantaggio. Pensateci bene, se è un ripiego per i tanti ‘no’ ricevuti da editori ‘cattivi e/o incompetenti’ e voi volete proprio tanto pubblicare e vi immaginate di riscuotere fama & soldi alla faccia di chi non ha creduto in voi…
Bé, mettetevi il paracadute, la caduta non sarà indolore.
Un’auto-pubblicazione non conta nulla, in ambito di fama e gloria e successo e soldoni, se questi sono i presupposti dai quali partite rimarrete fortemente delusi.
Ho scelto di auto-pubblicare un libro (con LULU.com) perché smaccatamente fuori portata per qualsiasi Casa Editrice, sto parlando a livello di determinazione di genere oltre che a livello strutturale; impensabile per me poter pubblicare un libro che non è un romanzo, non è una raccolta di racconti, non è un saggio, non è un blog… ma che sta lì in mezzo.
Volevo, però, fosse messo a disposizione di chi ne fosse stato attratto in qualche strano modo.
Questa è la mia motivazione.
Non escludo che non sceglierò questa strada anche per altri miei scritti, per le stesse ragioni già menzionate.
Ovviamente anche qui ci sono i pro e i contro, ma tutto sommato la soluzione non mi dispiace affatto. 
E ora, consapevole di essermi fatta molti nemici, ma col cuore leggero di chi doveva dirlo prima o poi e ormai lo ha detto…
Buona scrittura, folks 

 (to be continued)
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4 comments

  1. Barbara…semplicemente grazie…il tuo post giunge a fagiuuuolo…e complimenti anche per gli inserti “Peanuts”…li adoro e calzano a pennello…ciao. Daniele.

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