Sì, VA BENE… PERò…

Parliamo di ostacoli. I nostri “però”, i nostri “ma”.
Giusto dubitare. Sacrosanto, direi. Ti permette di valutare di volta in volta ciò che si presenta a te e di decidere se opporgli un rifiuto o se accettarlo e dargli fiducia.
Quando ti poni obiettivi ambiziosi, e ti proponi di raggiungerli NON stile “biglietto fortunato e vincente” bensì attraverso un percorso di apprendimento continuo, necessariamente dovrai porti in fase di “accoglienza”.
Se scrivi da un po’, se sei refrattario ai corsi, ai manuali di scrittura, ai consigli, ai suggerimenti, perché tu sai già come scrivere, posso solo augurarti di essere un genio (vivadiobuonperte) e buona fortuna.
Se tu, però (ostacolo), non fossi un genio…
(vediamo come dirlo senza offendere nessuno)
… ti ritroveresti irrimediabilmente chiuso in una gabbia di pregiudizi, preconcetti e varie flagellazioni emotive ego-deliranti, meritandoti il titolo di “ennesimo pirla del pianeta”.
Quello che ho imparato è che l’ostacolo alla crescita più massiccio da superare è il sapersi (come diceva mia nonna) già imparati.
Che tu voglia farti una pastasciutta o scrivere una storia non cambia nulla.
C’è un modo per farlo.
Questo modo si esplica in un tot di passaggi necessari.
Se tu pensi di poterlo fare ignorando l’iter corretto (funzionante perché qualcuno a suo tempo lo ha testato e ne ha ottenuto ottimi risultati), sei un presuntuoso.
Prima conosci, impari come è stato già fatto, poi valuti e decidi se fa per te o meno.
Questo, semplicemente, ti evita di perdere tempo, sprecare energia, infliggerti lacerazioni fisiche e spirituali inutili.
Se la tua ambizione è il martirio, allora sia.
Però (ostacolo), io penso che di pirla in giro ce ne siano già troppi e il confondersi nella massa non sia comunque gran cosa per il tuo ego pavoneggiante.
Dai, ti offro una tazza di thé…
Un filosofo si recò un giorno da un maestro zen e gli disse:
“Sono venuto a informarmi sullo Zen, su quali siano i suoi principi ed i suoi scopi”.
“Posso offrirti una tazza di tè?” gli domandò il maestro.
E incominciò a versare il tè da una teiera. Quando la tazza fu colma, il maestro continuò a versare il liquido, che traboccò.
“Ma cosa fai?” sbottò il filosofo.
“Non vedi che la tazza è piena?”
“Come questa tazza” disse il maestro “anche la tua mente è troppo piena di opinioni e di congetture perché le si possa versare dentro qualcos’altro. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”.
Chiarito questo vorrei far presente un’altra piccola cosa a cui tengo molto.
Il mondo non ha bisogno di ciò che scriviamo, pertanto se vogliamo proprio dare qualcosa di buono al mondo, con la nostra scrittura (e non solo), allora dovremo impegnarci.
Paure e paranoie, disperazioni e dispersioni, cialtronerie e paradossi che ci sono propri, in quanto esseri umani, sono buon materiale di studio.
Non sono questi gli ostacoli da superare, queste sono motivazioni che alimentano la determinazione nello scrivere.
E allora quali sono gli ostacoli?
Eh! Buona domanda!
Trovate la risposta che più vi piace, o la più veritiera, insomma… quella che potete guardare in faccia ora per sedervi a scrivere.
E fatelo.
(to be continued)
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2 comments

  1. in tutte le attività della vita il talento conta, eccome. ma non si è mai visto emergere un talento senza che fosse allenato, senza che avesse un modello di riferimento cui ispirarsi: al contrario, talvolta la persona senza talento me che sgobba duro, raggiunge buoni risultati. Gio

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  2. Penso che il talento che parte da presupposti di supponenza è destinato all'autocombustione, se anche solo un po' di “talento” viene alimentato con buon cibo dell'anima e studio della tecnica tradotto in parecchie ore di sgobbo… allora tutto è possibile.

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