MA TU PERCHE’ SCRIVI?


Eh! Se avessi tenuto conto di tutte le persone che da quando avevo 12 anni mi hanno rivolto questa domanda (con tutte le varianti del caso e del relativo periodo storico) a quest’ora avrei riempito dieci libri. Almeno. 
Vi assicuro che, ad un certo punto, quando meno te lo aspetti, quando tutto sembra dato per certo e nessuna nube ostacola il tuo amato orizzonte, ad un certo punto quella domanda uno (nella fattispecie io) se la deve fare per forza. Non solo, deve scovare quella risposta e chiarirsela una volta per tutte o non sarà in grado di affrontare tutte le innumerevoli disastrose conseguenze (sto enfatizzando, ma mica poi tanto) e mantenersi saldo negli intenti.

La mia personale risposta a questa domanda è sempre stata, evidentemente, disarmante: “Scrivo perché non mi serve un perché”.
Forse per questo motivo, non si è mai rivelata essere sufficientemente convincente per placare la curiosità di chi mi voleva, in qualche modo, inquadrare in un ruolo sociale accettabile.
“Quindi saresti una scrittrice…” con aria scettico-sorniona-sprezzante “… e cosa scrivi?”
Ecco un’altra domanda che se ci sei in mezzo, dentro fino al collo, ti manda in crisi. Come puoi trovare in un colpo solo una risposta esaustiva, chiara, diretta (senza correlarla di una lista sostanziosa di motivazioni che suonano, inevitabilmente, come ingenue e illusorie pseudo-giustificazioni, e ne hanno tutto il peso, lì dentro di te)?
Fidatevi, dopo oltre vent’anni io ancora una risposta così non l’ho trovata.
Per come la vivo e la sento io, non c’è. Eppure sono tenuta, per educazione e per ovvie circostanze sociali, a fornire degli appigli plausibili e rassicuranti.
Si sa che gli artisti, o presunti tali, son gente strana, balorda, quasi sempre ingombrante, fastidiosa.
E allora mi sono arresa e ho cercato di piegare, distorcere un po’, il significato delle parole per semplificare il concetto e renderlo “plausibile” ai più (spero).
SCRITTORI SI NASCE O SI DIVENTA?
 
Bhé, ho fatto di tutto ciò che sono la mia vita.
Scrivo. Non potrei farne a meno neppure a volerlo, scrivo e basta.
Che io, con gli anni e l’impegno e la determinazione e la testardaggine, abbia imparato a farlo sempre un po’ meglio per trasformarlo in un mestiere, il mio mestiere, è un dettaglio. Un dettaglio importante, pienamente motivante per mantenere salda la mia fame di vita, ma pur sempre un dettaglio.
Scrivo senza bisogno di un perché. Non ricordo come ho cominciato, non pensavo a dove mi avrebbe portata, non era un obiettivo… era il viaggio.
Il mio viaggio. E non è mai stato altro.
Sì, scrivo, per mestiere, ma no, non sono una “scrittrice”.
Siete caduti dalla sedia?
Lo so, rischio grosso, in questo punto esatto del mio bla-bla-bla mi gioco il tutto per tutto. Sono pronta, vediamo come va a finire 😉
Raccogliere storie e raccontarle.
Raccontarle meglio di come ti si sono palesate.
Raccontarle così bene che quelle storie si rovesciano a cascata su altre storie.
E quando una storia l’hai osservata, ascoltata, annusata, toccata, assaporata… l’hai fatta tua. O, per dirla tutta, TU sei diventata parte di Lei.
In quell’istante, come parte di quel tutto, quell’Uno che è sempre Caos e quindi propagazione di possibilità, TU non sei più creatrice in solitaria e con un agile dribbling all’ego ti scopri ponte bidimensionale, mero canale, semplice collegamento (e che sollievo!) tra ciò che ti si offre (la Storia) e chi si predispone all’ascolto (il pubblico/il lettore).
Un narratore fa questo.
Questo è quello che io faccio. Sono una narratrice, raccolgo piccoli frammenti di esistenze e le traduco in storie.
Non sono una letterata, non sono dotata di particolare genio, non sono un’artista. Per fortuna, purtroppo.
Ho soltanto riconosciuto in me quella capacità innata di ricevere, una strana specie umanoide di spugna assetata, quelle richieste “cifrate” che traduco come posso, come so, come ho imparato a fare.
Ho delle storie da raccontare. M’ingegno nel renderle al meglio. Le offro a chiunque abbia voglia di fermarsi a leggerle. E poi ricomincio.
È un mestiere, non un passatempo. È un mestiere che mi permette di guadagnarmi il pane. Avrei potuto scegliere almeno un centinaio di altri lavori, meglio retribuiti e più sicuri, è vero. Forse ha ragione chi mi reputa “poco furba”, chi mi dice “ma chi te lo fa fare?”.
È vero. Tutto vero.
Eppure… non è stato un caso, ho scelto.
E fidatevi quando vi dico: non cambierei questa mia vita con quella di nessun altro.
Perché?
Perché scrivere mi permette di essere ciò che sono.
(to be continued)
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4 comments

  1. Bè Barbara che dire? Ho letto questo tuo post tutto d'un fiato (e già questo dovrebbe rispondere alla tua pluri-decennale domanda “perchè scrivo ?”) e mi è piaciuto…sì…così…semplicemente…mi è piaciuto e anche molto soprattutto quando scrivi “non è un caso…ho scelto”. Io sono tra coloro i quali pensano che “nulla avviene per caso” e che le coincidenze non sono a caso…anzi “sliding doors insegna”. Sono anche tra coloro che, più a fatica di te, ci provano a scrivere…addirittura racconti da mandare a dei concorsi letterari (cosa già fatta)…forse se solo fossi in grado di mettere subito per scritto tutto quello che penso scriverei senz'altro di più…per ora penso di più…un domani chissà. ciao ciao. Daniele Fittabile.

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  2. Daniele… grazie 🙂
    tutto quello che ora pensi è ottimo materiale per ciò che andrai a scrivere.
    Solo una cosa tieni sempre ben presente: (nella scrittura) vige la regola friulana del maiale (di cui): non si butta via niente!
    Con i tuoi tempi, nei tuoi modi… se ciò dev'essere, scriverai.
    Lo sappiamo,vero? 🙂

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  3. Ho letto il tuo post e, come al solito, sono arrivato alla fine scivolando sulle parole che risuonano leggere e cristalline. E la cosa che mi piace di più è che, pur leggendo tutto d'un fiato, il tuo scritto fa pensare, ponderare, meditare.
    Quindi la perfetta fusione di leggiadria e di riflessione.
    Ora so perché tu scrivi.
    So anche che io la domanda me la sono posta diverse volte e diverso tempo fa. La risposta?
    “Perché scrivere mi permette di essere ciò che sono.”
    Non è che ti ho copiato ma è che quando scrivo mi sento bene ed in pace con me stesso e con l'intero universo.
    Un abbraccio sincero e affettuoso da gilgamesh Giancarlo che, anche se in silenzio, ti legge sempre volentieri!

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  4. Caro Giancarlo, ho avuto modo di percorrere “virtualmente” un tratto di strada accanto a te e ho sempre apprezzato e stimato i tuoi scritti. Sapere che mi sei ancora accanto è una gioia, vera. Grazie e… ancora 🙂

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